GB, inserzione sul giornale: “Cercasi volontari per il test auto più veloce al mondo”

Pubblicato il 23 novembre 2010 0:31 | Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2010 0:31

”Niente salario, caldo costante, lavoro duro nel bellissimo ma remoto Hakskeen Pan, Northern Cape, Sud Africa. Potrebbero esserci scorpioni”. Volontari cercasi per spianare il deserto e costruire la pista per la macchina più veloce del mondo: questo annuncio, apparso tra le inserzioni del quotidiano britannico Times, prepara la strada al tentativo di un ex pilota britannico di battere il suo stesso record del mondo di velocità su terra tra le sabbie del Kalahari.

Con l’annuncio sulle pagine della ‘pubblica posta’ Andy Green, ex pilota della Raf, si allinea nella lunga tradizione di avventurieri che hanno usato le Personal Column di un giornale per reclamizzare la loro spedizione tra nascite, morti e matrimoni. Il tono della sua offerta di ”non impiego” riecheggia volutamente l’inserzione apocrifa con cui un sedicente Sir Ernest Shackleton reclamizzo’ nel 1913 l’avventura al Polo Sud: ”Viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo polare, lunghe ore competamente al buio. Incertezza sul ritorno. Onore e riconoscimenti in caso di successo”.

Altro modello di annuncio atipico sulle Personal Column del Times fu quello lanciato nel 1932 per le ricerche di un certo colonnello Fawcett scompasro in Brasile: abboccò all’amo Peter Fleming, il fratello di Ian Fleming,che su quella avventura scrisse un libro. Nel 1997 Green aveva fatto ‘volare’ un bolide a 1.227 chilometri all’ora, oltre la barriera del suono, nel deserto del Nevada. Stavolta l’obiettivo della sua Bloodhound SSC (Super Sonic Car) è di sforare le mille miglia all’ora (1.600 chilometri orari): una velocità alla quale qualsiasi minimo sassolino potrebbe lacerare la sottilissima carrozzeria dell’auto o danneggiare gravemente le ruote di alluminio.

Di qui la necessità di ingaggiare un piccolo esercito di volontari per ripulire una striscia di deserto lunga 20 chilometri e larga 1.500 metri. Chi accetterà dovrà pagarsi il viaggio e all’arrivo verrà dotato di setaccio e cappello da sole per unirsi ai circa 300 operai locali regolarmente salariati già al lavoro a una temperatura di 40 grandi centigradi. ”E’ una avventura. L’opportunità di prendere parte a qualcosa di unico”, ha detto Richard Noble, il direttore del progetto: ”Sarà duro, ma bellissimo”. La Bloodhound SSC vuole ispirare una nuova generazioen di ingeneri: ”La Gran Bretagna ne ha bisogno”, ha detto Noble: ”Deve tornare a puntare su ricerca e innovazione”.

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