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Gb, nazisti torturati a morte al London Cage: dopo 70 rivelati i nomi

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Gb, nazisti torturati a morte al London Cage: dopo 70 rivelati i nomi

LONDRA – Dopo una battaglia durata 70 anni con i servizi di intelligence britannici, saranno resi noti i nomi di due ufficiali nazisti torturati a morte nel corso degli interrogatori al London Cage (letteralmente “Gabbia di Londra”), luogo dove l’MI19 britannico interrogava i prigionieri durante e dopo la guerra accusati di nazismo.

Il tenente Helmut Tanzmann e il capo della Gestapo Hans Ziegler sono stati identificati dopo un’analisi minuziosa di documenti un tempo riservati, scrive il Daily Mail. Ed è stato anche scoperto che al tenente Tanzmann sul certificato di morte è stato dato il falso nome di Hans Eric Koch, un reato penale di spergiuro. I due ufficiali tedeschi nel London Cage furono sottoposti a duri interrogatori sui crimini di guerra, ma i servizi d’intelligence hanno sempre rifiutato di rilasciare i nomi o i file degli uomini che affermano si “siano suicidati”.

Nel 1960, il ministro della Guerra Christopher Soames in una lettera al parlamentare Jeremy Thorpe, affermò che i loro nomi erano stati persi e “dopo tanto tempo sarebbe estremamente difficile identificarli”. Tanzmann era responsabile dell’ordine di sterminare migliaia di ebrei e quando morì era stato prima sottoposto a un interrogatorio al London Cage, una villa requisita nell’esclusivo Kensington Palace Garden.

Il capo della Gestapo Hans Ziegler ordinò la fucilazione di due piloti britannici scappati dallo Stalag Luft III, teatro del film La Grande Fuga, per scoraggiare altre fughe. I due furono catturati nel bosco e uccisi. La storica Helen Fry ha infine identificato gli ufficiali dopo aver setacciato le memorie ora accessibili dell’uomo che gestito il noto e clandestino London Cage: il colonnello Alexander Scotland.

E’ convinzione della Fry che i tedeschi siano stati sottoposti a interrogatori che violavano la Convenzione di Ginevra, forse si trattò di torture, e che i capi dell’intelligence rifiutino di divulgare i nomi poiché potrebbero aprire la strada alle denunce delle famiglie.

Se fosse dimostrato che le torture furono messe in atto al London Cage, i peggiori criminali nazisti di guerra imprigionati e giustiziati sulla base di prove raccolte, potrebbero essere scagionati. La storica, che ha studiato documenti ormai declassificati, ha scoperto nuovi dettagli sui metodi utilizzati al London Cage.

Scotland, uno dei capi del MI9, sui prigionieri avrebbe autorizzato l’uso di un farmaco della verità sperimentale e l’ipnosi. Se non avessero collaborato, avrebbero potuto essere sottoposti al “dispositivo di controllo segreto”, un apparecchio da cui partivano delle scosse elettriche e altri strumenti di tortura. E potrebbero essere stati chiusi nella famosa cella 14 del seminterrato, da cui emanava il fetore di topi morti e carne in putrefazione.

Scotland, nel diario del capo della sezione del controspionaggio MI5 fu accusato di aver utilizzato i metodi della Gestapo. Alla fine della guerra, molti criminali nazisti varcarono la soglia del London Cage ed è lì che arrivò il tenente delle SS Tanzmann e dove, dissero, si suicidò. Ma non era facile per un prigioniero, impiccarsi: gli oggetti pericolosi venivano rimossi dalla cella, compresi asciugamani, lacci di scarpe e cinture.

Gli arredi della cella erano composti da un letto, un vaso da notte e una sedia. E perché decise di mettere fine alla sua vita? Non c’era un motivo plausibile per una scelta così drastica. Una settimana dopo il suicidio, la Croce Rossa fece una visita improvvisa per ispezionare il London Cage ma il col. Scotland rifiutò di far entrare l’ispettore.

Ziegler, il capo del Gestapo, fu condotto al London Cage: negò sempre il coinvolgimento nella morte dei piloti RAF ma non concluse mai la dichiarazione per Scotland poiché fu trovato senza vita il 23 febbraio 1948. Lo stesso coroner di Tanzmann, il dott. H Stafford, nel certificato di morte dichiarò che Ziegler era deceduto per una profonda ferita al collo autoinflitta, si era suicidato a causa di uno squilibrio mentale.

Nella versione inedita delle sue memorie, Scotland annotò che Ziegler aveva acquistato una lametta, si era reciso la vena giugulare e avuto un’emorragia. Ancora una volta, è altamente improbabile che nel London Cage qualcuno avrebbe potuto possedere un oggetto così pericoloso addiittura ottenerlo di soppiatto.

Durante il primo processo ai nazisti coinvolti nelle morti della Grande Fuga, Scotland testimoniò per tre giorni, fu accusato di percosse, privazione di cibo e di sonno, aver utilizzato dei “dispositivi elettrici”. Ma al contrario di altri prigionieri di guerra che si erano suicidati, Ziegler e Tanzmann non lasciarono alcuna nota o lettera.

C’è naturalmente, una spiegazione più sinistra. La storica osserva che è possibile che queste morti avvengano a seguito di un trattamento brutale, di fame e di prolungati periodi di isolamento e non si tratti di suicidi. C’erano numerose lamentele sul London Cage e Scotland in parecchie occasioni fu convocato in tribunale per difendere i suoi metodi.

Il ten.col. SS Fritz Knoechlein, che dette l’ordine di sparare ai soldati britannici catturati a Le Paradis nel maggio 1940, nel 1947 firmò una dichiarazione in cui affermava che lui e alcuni suoi compagni erano stati “torturati al London Cage in un modo terribile e violento”. Sostenne che erano stati presi a pugni, colpiti con i randelli, frustati, privati del sonno per giorni, strappate ciocche di capelli, denudati e immersi nell’acqua gelata.

Quando nel 1948 il London Cage fu chiuso, Scotland tornò nella sua casa nel villaggio di Bourne End, Buckinghamshire, e passò un anno a esaminare i documenti che aveva portato con sé e bruciava qualsiasi cosa che, secondo lui, non avesse valore ufficiale. Attualmente il London Cage è sede dell’ambasciata russa, la splendida residenza ospita le famiglie reali, le varie ambasciate ma chi all’epoca indagò sui crimini di guerra dentro quelle stanze commetteva a sua volta crimini di guerra? Per ora, rimane un mistero.

Il London Cage ha ottenuto un record impressionante di confessioni firmate, dichiarazioni di testimoni che hanno portato alla cattura di criminali di guerra importanti. Ma fino a che punto il duro interrogatorio si è trasformato in una tortura? Un prigioniero tedesco ha sintetizzato gli interrogatori come la “Gestapo britannica”. Comunque, come osserva la storica, quando si tratta di fanatici incalliti, la storia ha dimostrato che non può essere ottenuto nessun risultato con metodi morbidi. E una cosa è sicura: il col. Scotland e il suo staff avrebbero calorosamente concordato con questa affermazione.

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