Gb. Il sindaco di Londra vuole chiudere l’aeroporto di Heathrow, troppo rumore

Pubblicato il 21 Luglio 2013 13:02 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2013 13:02
L'aeroporto di Heathrow

L’aeroporto di Heathrow

LONDRA, GRAN BRETAGNA – Non contento della ‘rivoluzione’ nelle strade della sua Londra con piu’ biciclette e nuovissimi autobus, Boris Johnson, che una ne fa e cento ne pensa, lancia anche cambiamenti radicali per i cieli del Regno Unito. Il primo cittadino ha proposto di chiudere l’aeroporto di Heathrow, perche’ il rumore dei velivoli che passano sulla capitale e’ diventato insopportabile, e di trasformare la zona in un nuovo quartiere con case, negozi e una universita’, deviando il traffico aereo su un gigantesco ‘hub’ da costruire nell’isola di Grain in Kent, nell’estuario del Tamigi.

Piano a dir poco ambizioso, nonchè orrendamente costoso, che prevede come possibile variante anche l’ingrandimento dell’aeroporto di Stansted, da cui partono molti voli della compagnia low cost irlandese Ryanair. Quello che e’ sicuro, nella mente visionaria del sindaco, e’ che non si puo’ immaginare un futuro per Heathrow, come invece volevano i laburisti quando erano al governo, col piano per ingrandirlo. Johnson vede invece case e palazzi per 250 mila persone, negozi e centri commerciali laddove oggi decollano Boeing ed Airbus.

”Oggi gli aerei devono passare sulla testa degli abitanti nella zona sud della capitale, non e’ possibile andare avanti cosi’, quell’area inoltre puo’ ospitare migliaia di nuove case di cui i londinesi hanno bisogno”, ha tuonato l’istrionico sindaco a Sky News. Negli anni l’aeroporto di Heathrow e’ stato sfruttato sempre di piu’: si e’ arrivati nel 2012 a 70 milioni di passeggeri l’anno, contro i 60 milioni del 1998. Quando si ferma il maggiore aeroporto nazionale, e il terzo nel mondo in termini di traffico passeggeri, ci sono ripercussioni in Europa ma anche negli altri continenti, come accaduto nei giorni scorsi quando un Boeing 787 della Ethiopian Airlines ha preso fuoco mentre si trovava a terra.

Negli ultimi anni, col boom delle compagnie low cost, sono stati ingranditi tutti gli aeroporti della capitale, dal City Airport, ad est, a quello di Luton a circa 50 chilometri a nord-ovest di Londra, per non parlare di Stansted, 60 chilometri a nord-est della capitale. Questo non bastera’ pero’ a soddisfare le richieste dei prossimi anni: il numero di passeggeri in Gran Bretagna e’ destinato a passare da 220 a 300 milioni entro il 2030. Johnson pensa quindi a realizzare un gigantesco ‘hub’ nel Kent, sull’isola di Grain, dove il Tamigi sfocia in mare.

Il progetto c’e’ gia’: e’ quello molto ambizioso e da 65 miliardi di sterline pensato dall’architetto Norman Foster. Li’ non ci sarebbero problemi di rumore per gli abitanti e la distanza dalla capitale, a circa 60 chilometri, sarebbe ragionevole. Il primo cittadino pare invece aver abbandonato il progetto di creare il nuovo aeroporto su un’isola artificiale di fronte alla costa del Kent, progetto soprannominato dalla stampa ‘l’isola di Boris’.

Le proposte di Johnson sono state consegnate alla commissione governativa che ora le valutera’ insieme a quelle di compagnie aeree e gestori aeroportuali. Gia’ il ceo di British Airways, Willie Walsh, non si è detto è entusiasta, affermando che non ci sono i soldi per finanziare il mega progetto del sindaco mentre la crisi continua a tartassare la Gran Bretagna. Tra l’altro proprio la British Airways ha da qualche anno inaugurato, non senza difficolta’, il Terminal 5 a Heathrow. Pensare ora a un ‘trasloco’ sarebbe, se non folle, a dir poco problematico.