George Soros, cattolico ungherese lo nascose in casa per salvarlo dalla persecuzione ebraica

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 novembre 2018 5:30 | Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2018 23:35

George Soros (foto Ansa)

ROMA – George Soros è stato salvato dagli squadroni della morte della Gestapo da un umile cattolico, uno Schindler ungherese che lo ha nascosto in casa dietro una credenza. A rivelarlo per la prima volta, dopo una vasta indagine in Ungheria, Svezia e Usa, è il quotidiano britannico Daily Mail.

Nel 1944, Miklós Prohászka ha rischiato la vita per proteggere l’allora adolescente Soros nella sua casa di Budapest ma l’eroe è rimasto anonimo per 74 anni. La figlia di Prohászka ha raccontato come il papà, figlio di un droghiere, fosse tra i pochi ungheresi disposti a mettere in pericolo la loro famiglia pur di salvare gli ebrei, rifiutando del denaro per aver nascosto il giovane e futuro miliardario George Soros.

Soros è attualmente uno degli uomini più ricchi del mondo, un filantropo che ha donato centinaia di milioni di dollari alle ong per cause liberali ma nella primavera del 1944, dopo l’invasione tedesca in Ungheria, il suo mondo era crollato e cercava di sopravvivere.

Prima dell’invasione, Soros viveva nel comfort di una vita borghese con il padre Tivadar, la madre Elizabeth e il fratello Paul, in una casa sull’isola di Lupa sul Danubio, ora di proprietà di un regista teatrale. All’arrivo dei nazisti, Tivadar, un eroe della prima guerra mondiale fuggito da un campo di prigionia russo su una zattera, per salvaguardare l’incolumità della famiglia decise di dividerla. Si nascose nel retro di un negozio di mobili, la moglie vicino al lago Balaton, nell’Ungheria occidentale, mentre Paul fingeva di non essere ebreo.

George, nel frattempo, ricevette il nome di Kiss Sandor, insieme a una serie di documenti cristiani. Fu poi accolto da un uomo chiamato Baumbach, noto anche come Baufluss, che Tivadar pagò per proteggere il figlio. Baumbach era un funzionario del ministero dell’Agricoltura che aveva lavorato con il padre di Soros. Era anche un collaboratore nazista, che redasse inventari delle proprietà sequestrate a mezzo milione di ebrei ungheresi dopo che erano stati spediti alla morte.

In un’occasione, Baumbach portò il giovane Soros in campagna per catalogare il contenuto di una proprietà del barone Moric Kornfeld, un ricco uomo d’affari ebreo, arrestato nel marzo del 1944 all’arrivo dei tedeschi. In cambio del trasferimento di tutte le proprietà, gli fu permesso di lasciare l’Ungheria con la famiglia e trasferirsi in un territorio neutrale. Un mese dopo che se ne andò, Baumbach fu inviato a fare un inventario della proprietà, attualmente una scuola per bambini disabili, che vantava una vasta cantina di vini, alloggi per i domestici e un recinto per pony.

Dopo la guerra, Tivadar dichiarò che il figlio George, allora aveva 14 anni, durante la confisca incantò i funzionari collaborazionisti e addirittura aiutò Baumbach a stilare l’inventario delle proprietà rubate. Soros ha però sempre negato di aver contribuito a redigere l’inventario. In un’intervista del 1998, aveva dichiarato:”Ero solo uno spettatore. La proprietà era stata confiscata e non ho avuto alcun ruolo”.

Ma il tempo trascorso da Soros con Baumbach non durò a lungo. Il funzionario infatti viveva vicino alla casa della famiglia Soros e il giovane fu riconosciuto dagli ex compagni di scuola. Dovevano trovare un rifugio alternativo. Fu allora che Prohászka, uno dei subordinati di Baumbach al Ministero dell’Agricoltura, propose di nascondere Soros nella sua abitazione a Budapest, in una stanza segreta dietro una credenza. A differenza di Baumbach, Prohászka che non beveva alcol, solo un bicchierino al giorno di Unicum, un liquore alle erbe, e inoltre non aveva alcun ruolo nella confisca delle proprietà ebraiche.

Sua figlia, Eva Szentgyörgyi, oggi 74 anni e una neurologa in pensione residente a Gothenburg, in Svezia, ha dichiarato al MailOnline che suo padre, morto per cancro al polmone nel 1999, ha dato rifugio a 15 ebrei. “Mio padre aveva un temperamento focoso, era all’antica e autoritario ma molto gentile e morale. Prima di incontrare mia madre aveva studiato per diventare prete”. “Insieme a mia madre Elvira hanno rischiato la vita. Credo che un giorno mio padre sia stato arrestato e alla stazione di polizia costretto a stare in piedi con le braccia alzate per 24 ore”.

“A differenza di Baumbach, non avrebbe mai collaborato con i nazisti. Non avrebbe mai avuto una doppia morale. Quando ho sentito che Soros diceva di non sentirsi in colpa o male per la confisca, ho pensato che fosse davvero molto strano. Soros è strano sotto molti punti di vista”.

Sebbene il ruolo di Baumbach nella vita di Soros sia stato rivelato dal padre, il miliardario non ha mai dato a Prohászka alcun merito pubblico per aver salvato la sua vita. Non compare in nessuna biografia di Soros e non è stato riconosciuto da Yad Vashem, il centro israeliano dell’Olocausto, che onora coloro che mettono la loro vita in pericolo per salvare gli ebrei.

Eva Szentgyörgyi ha detto che nel corso degli anni si è angosciata pensando che il padre fosse accusato di collaborazionismo con i nazisti. Quando il MailOnline ha confermato che si trattava di Baumbach, ha provato un “grande sollievo”.

Secondo Istvan Stefka, un ex vicino dei Prohászka a Budapest, dopo la guerra Soros ha mostrato la sua gratitudine dando alla famiglia 20 dollari al mese. “La cifra è rimasta sempre la stessa anche quando Soros è diventato ricco e l’inflazione è aumentata”, ha detto Stefka. “Ciò ha causato una certa tensione per Prohászka”.

“Un giorno Soros è venuto in Ungheria per un evento. Ha spedito un invito a Prohászka ma non ha menzionato la moglie. Prohászka era furioso: è andato nell’hotel dove alloggiava Soros, gli ha urlato contro e poi sbattuto la porta in faccia”. Soros si offrì di mandare un autista per accompagnare la moglie ma Prohászka rifiutò. Per molto tempo non si parlarono”.

Un portavoce del magnate ha riferito che “ha inviato denaro a Prohászka” ma non ha “memoria di una litigata”. Soros, tuttavia, mostrò ulteriore gratitudine nei confronti dell’uomo che gli aveva salvato la vita pagando in seguito le spese mediche per curarlo. Dopo la fallita insurrezione anticomunista del 1956, i due figli di Prohászka emigrarono in Svezia mentre lui e la moglie Elvira, entrambi fumatori incalliti, rimasero a Budapest.

Elvira morì nel 1989 di embolia polmonare, sei anni dopo Prohászka contrasse il cancro ai polmoni. Si trasferì a Göteborg per le cure, dove visse con i figli. Soros pagò le spese mediche di Prohászka fino al 1999, quando morì all’età di 90 anni. “Proviamo una profonda gratitudine per questo”, ha detto Eva Szentgyörgyi. “È stato un grande sollievo perché è riuscito a farsi curare non appena è arrivato in Svezia. Non vedo Soros da quando ero bambina ma sarebbe interessante se mi raccontasse i ricordi dei miei genitori”.

Secondo Eva, il tempo che Soros trascorse con la sua famiglia creò delle tensioni. Il fratello Otto, allora aveva sei anni, si risentì di avere un fratello maggiore che gli era stato imposto. “Mio fratello e Soros litigavano molto”, ha ricordato. “Otto era un bambino vivace. Una volta saltò fuori da una finestra del primo piano con un ombrello. Era testardo e non gli piaceva ritrovarsi improvvisamente con un fratello maggiore”.

Soros, che indossava pantaloncini e bretelle, “mi chiamava la sua fidanzatina, mi ha regalato il primo paio di scarpe comprate con i suoi soldi”. Otto, 80 anni, fotografo in pensione, vive a Göteborg vicino alla sorella: ha rifiutato di rilasciare commenti ma ha accettato di dare una foto del padre. Prohászka è morto con il suo gesto eroico non riconosciuto. E’ stato cremato e le ceneri seppellite in una modesta tomba nel cimitero Farkasréti temető di Budapest.