Germania, salgono a 1553 casi Covid-19 nel mattatoio di Toennis: rischio lockdown nel distretto di Guetersloh

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Giugno 2020 20:51 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2020 20:51
coronavirus 1553 casi nel mattatoio

Germania, salgono a 1553 casi coronavirus nel mattatoio di Toennis: rischio lockdown a Guetersloh (foto Ansa)

BERLINO  – Si rischia un ritorno al lockdown nel distretto di Guetersloh, nel Land tedesco del Nordreno-Vestfalia, dove nei giorni scorsi è esploso un enorme focolaio nel mattatoio di Toennis, che rischia di trascinare indietro la regione amministrata da Armin Laschet.

Stando agli ultimi aggiornamenti, fra i dipendenti dell’impresa, sono saliti a 1553 i casi di contagio da coronavirus.

A chiarirlo è stata l’unità di crisi locale, nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi. Sul posto, verrà istituto al momento un centro di diagnosi, dove sarà possibile fare il test per tutti i residenti. Gli addetti all’emergenza hanno anche affermato di aspettarsi un ulteriore aumento dei casi. 

Coronavirus, ci si ammala di più nei mattatoi: ecco perché

Non accade solo in Germania: focolai, in questi mesi si sono registrati anche in altre aziende legate alla lavorazione della carne.  E’ accaduto in Irlanda, Francia, Regno Unito, Olanda, Spagna, Canada e Stati Uniti.

E pure in Italia, a Palo del Colle in provincia di Bari, per due settimane un noto stabilimento è stato chiuso dopo che 71 impiegati sono risultati positivi al virus.

La domanda allora sorge spontanea: perché il nuovo coronavirus sembra diffondersi più rapidamente nei mattatoi?

Non c’è un’unica causa: sono diversi fattori che rendono questi luoghi di lavoro particolarmente a rischio.

Turni lunghi e affollati

Le dinamiche di lavorazione delle carni infatti obbligano a turni di lavoro lunghi e affollati.

Costretti a stare molto vicini per poter seguire la catena di montaggio delle carcasse, gli operai non possono mantenere il distanziamento sociale.

Spesso i lavoratori hanno solo 1-2 secondi per eseguire il loro compito, prima che arrivi un nuovo pezzo di carne. E vista la fatica, indossare la mascherina diventa quasi impossibile perché manca il fiato.

Operai costretti a urlare

C’è poi il fatto che gli addetti ai lavori sono costretti a urlare per comunicare e sovrastare il rumore delle macchine. Circostanza che espone al rischio di espellere una maggiore quantità di droplets potenzialmente infetti.

Basse temperature

Le basse temperature necessarie per conservare la carne, contribuiscono alla diffusione del virus che sembra preferire il freddo per la propria sopravvivenza nell’aria.

E anche i sistemi di ventilazione molto potenti per impedire il deterioramento delle carni possono concorrere a far circolare il virus. 

I dormitori

Secondo quanto riportato dal Corriere, in Germania lavorano nei macelli operai polacchi e rumeni che spesso vengono alloggiati in massa in dormitori insalubri, dove si fatica a rispettare misure sanitarie o di sicurezza. (Fonte: Ansa, Corriere della Sera).