Germania, Luca Toni deve pagare la “tassa sulla fede” al fisco tedesco: 1,7 mln

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 luglio 2015 13:13 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2015 13:13
Germania, Luca Toni deve pagare la "tassa sulla fede" al fisco tedesco: 1,7 mln

Germania, Luca Toni deve pagare la “tassa sulla fede” al fisco tedesco: 1,7 mln

ROMA – “Se ai miei amici venisse detto che per credere in Dio bisogna pagare così tanto, scapperebbero tutti dalla Chiesa…”. Luca Toni deve fare i conti con la tassa sulla fede. E’ la “KirchenSteuer”, un contributo obbligatorio stabilito per legge in Germania, e per la quale le autorità tedesche chiedono all’ex centravanti del Bayern Monaco un milione e settecento mila euro.

Toni, che tra il 2007 e il 2010 giocò in Bundesliga con la maglia dei bavaresi, secondo quanto scrive l’edizione on line di Bild è comparso davanti alla Corte di Appello di Monaco. E al giudice ha negato ogni responsabilità (“non sapevo di questa tassa”), accusando il suo ex commercialista e il Bayern. “E in ogni caso, penso che se uno crede in Dio non deve pagare la Chiesa”.

Ma, sottolinea il giornale tedesco, ci sarebbe il matrimonio cattolico con la fidanzata Marta e una testimonianza a confermare al giudice che l’attaccante ora al Verona è un cattolico praticante da una parte, e per di più informato da quanto prescritto dall’art. 140 delle legge tedesca: introdotta nel 1827 e confermata nella costituzione di Weimar, l’imposta ecclesiastica di fatto obbliga ogni cittadino a dichiarare la propria fede nella dichiarazione dei redditi. Ogni Land preleva il contributo per le diverse confessioni, dal quale nel 2013 la Chiesa cattolica ha ricavato 5,5 miliardi di euro, e quella evangelica 4,8. La fuga di tanti cattolici per motivi economici ha spinto la conferenza episcopale di Germania a escludere dai sacramenti e dalla vita cattolica coloro che si dichiarano atei per non pagare: una sanzione che toccherebbe Toni solo in Germania, non a Verona dove a 38 anni continua a segnare ed andare a messa la domenica. Intanto il giudice di Monaco ha aggiornato la seduta.