Germania/ Nei lager c’erano bordelli, prostitute erano costrette ad andare con gli internati per favorire la produttività. Lo rivela uno studio di Robert Sommer

Pubblicato il 19 agosto 2009 19:28 | Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2009 19:28

naziNel 1942, i gerarchi nazisti avevano pensato che la presenza di prostitute all’interno dei campi di concentramento avrebbe incentivato gli internati a lavorare in maniera più produttiva.

Per svelare i bordelli all’interno dei dieci lager c’è voluto un meticoloso lavoro dello studioso tedesco Robert Sommer. “Das kz bordell”, letteralmente “Il bordello del campo di concentramento”, sarà presentato questo pomeriggio al parlamento locale del Land di Berlino. C’è inoltre una mostra itinerante su questo argomento, che sta attraversando la Germania.

Il libro è basato su numerose interviste con un piccolo gruppo di superstiti. Secondo Sommer, l’idea era venuta agli schutz staffel di Hitler, le guardie del corpo delle Ss. «Le donne reclutate – spiega l’autore – arrivavano soprattutto dai campi di Ravensbrueck e Auschwitz». La maggior parte erano tedesche, circa il 70%, ma non mancavano ucraine, polacche e bielorusse.

Il primo bordello fu aperto a Mauthausen, in Austria, nel 1942, ma il più grande fu quello di Auschwitz: nel lager situato in territorio polacco lavorarono fino a 21 donne contemporamente. Secondo i calcoli di Sommer, furono circa 200 le donne costrette ad offrirsi ai detenuti, grazie alla promessa, che si rivelò infondata, di essere successivamente liberate.

«La grande maggioranza delle donne forzate a prostituirsi nei campi di concentramento – prosegue lo studioso – era etichettata come socialmente indesiderabile dai nazisti. Fra di loro non c’erano donne ebree, e i detenuti maschi ebrei non erano ammessi nei bordelli». Il divieto d’accesso era esteso anche ai prigionieri di guerra sovietici. Non erano tanti, in realtà, gli internati in condizioni tali da poter avere rapporti sessuali.

A frequentare i bordelli erano altri soldati catturati, prigionieri politici, o altri detenuti «socialmente indesiderabili», come rom e omosessuali. Sommer ha aggiunto che nessuna delle “prostitute forzate” ha mai ricevuto compensi di alcun tipo.