Germania. Onore perduto icona femminismo tedesco, evaso fisco con conto svizzero

Pubblicato il 4 febbraio 2014 10:13 | Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2014 10:13
Alice Schwartzer

Alice Schwartzer

GERMANIA, BERLINO – L’ultima picconata all’icona del femminismo tedesco è un titolo dello Spiegel: “L’onore perduto di Alice S.”. Spiegel on line non fa sconti alla celeberrima Alice Schwarzer: una signora che oggi ha 71 anni e che, dopo decenni di campagne accanite per i diritti delle donne, ha dovuto ammettere di aver tenuto un conto in Svizzera dagli anni ’80, evadendo il fisco tedesco. E di aver spontaneamente restituito 200 mila euro, dopo essersi autodenunciata.

La Schwarzer, che proprio nei mesi scorsi era tornata a far parlare di sè per un appello contro la prostituzione lanciato dalla sua rivista Emma, è letteralmente travolta dal caso che stavolta porta il suo nome. E fra gli effetti del tormentone che si solleva ci sono anche le dimissioni di un sottosegretario del Land di Berlino, Andrè Schmitz.  Un caso analogo – anche lui evasore – che ha dato da fare alle cronache locali, rischiando di trascinare pericolosamente il sindaco della capitale: pare infatti che Klaus Wowereit ne fosse al corrente da tempo e abbia chiuso un occhio, lasciandolo al suo posto.

Andre’ Schmitz però non ha retto al clima incandescente della caccia agli evasori. Anche la reazione di Alice Schwarzer e’ stata a dir poco agitata. Prima ha chiesto scusa: ”Quel conto è stato un errore”, ha ammesso. Poi pero ha provato in tutti i modi a difendere il suo nome. ”Non faccio parte di quelle migliaia di persone che hanno i loro soldi in Svizzera, e non pagano le tasse”. ”Io ho ripagato 200 mila euro”, e’ stata la giustificazione della contribuente che in passato non avrebbe dichiarato gli interessi maturati sul conto all’estero.

Quindi e’ passata all’attacco, annunciando di volere querelare Spiegel, che ha dato la notizia. Il suo avvocato si e’ indignato per lo ”tsunami mediatico” a cui è stata esposta la femminista che lotto’ strenuamente per la legalizzazione dell’aborto nei primi anni 70: ”lesione dei diritti della personalita’ ” oltre che diffamazione. Infine un tentativo disperato di recuperare la faccia: con il lancio di una fondazione per le donne e per i diritti umani. Una iniziativa in cantiere, che dovrebbe partire nell’autunno 2014, e in cui verra’ investito un capitale di 1 milione di euro.

Il duello mediatico pero’ e’ andato avanti, fra le dichiarazioni dei delusi, la pubblicazione dei sondaggi – era considerata un esempio da una donna su 4 e da un uomo su 8 secondo il suo stesso magazine – i tweet scatenati ”45 anni di indici puntati e 30 di evasione”, e i distinguo. E’ stato ancora Spiegel a mettere nero su bianco che la Schwarzer non e’ finita in un’aula giudiziaria solo per la peculiarita’ della normativa tedesca che consente agli evasori di autodenunciarsi per evitare sanzioni, in uno stato ”piu interessato ai soldi che alla giustizia”.

E dunque si’, scrivono diversi giornali, il suo nome sara affiancato a quello del presidente del Bayer Monaco Uli Hoeness e dell’ex editore dello Zeit Theo Sommer. Col suggerimento di cancellare il suo numero telefonico da tutte le rubriche dei talk show tedeschi.

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