Germanwings. Il piano di Andreas Lubitz o tutto in quel momento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Marzo 2015 17:13 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2015 17:13
Germanwings. Il piano di Andreas Lubitz o tutto in quel momento

Germanwings. Il piano di Andreas Lubitz o tutto in quel momento

ROMA – Sono passate da poco le dieci, l’Airbus della Germanwings è in quota ed è diretto verso Dortmund. Tutto procede nella norma, un volo come tanti. E’ in quel momento che Patrick, il pilota del volo, si alza per andare in bagno. Scambia due parole con Andreas Guenter Lubitz, gli lascia i comandi, ed esce dalla cabina. Non riuscirà a entrarci più. Né con le buone, bussando, digitando il codice, supplicando il copilota, né con le cattive, tentando con irrazionale disperazione di forzare chissà come una porta blindata.

In cabina rimane Andreas Guenter, solo con i suoi fantasmi e con la sua depressione di cui nessuno sa. Guenter inizia una lenta discesa verso la morte. Per quindici volte preme il bottone che abbassa la quota dell’aereo fino allo schianto. Sembra un piano quello di Guenter. Un piano di quelli che si studiano prima e si mettono là, in stand by, aspettando che arrivi l’occasione. Forse il folle progetto di morte lo aveva immaginato da tempo. Sapeva che prima o poi un pilota avrebbe dovuto fare pipì, sapeva che prima o poi sarebbe rimasto solo in cabina. Solo e non con un altro assistente di volo. Perché non è obbligatorio, come alcuni hanno scritto, che ci sia un altro assistente. A meno che l’aereo non abbia una telecamera funzionante per controllare chi vuole entrare. Sapeva Andreas che una volta solo sarebbe stato padrone del destino suo e di tutti i passeggeri dell’aereo: se chi è dentro non autorizza in quella cabina non si entra.

Un piano plausibile con un solo requisito: la pazienza. Ma allo stesso modo è possibile che Andreas Guenter abbia deciso tutto in quel momento. Un attimo di feroce follia, innescato da quella depressione, la sindrome di burnout,  di cui i giornali tedeschi scrivono. Chi ha sentito le registrazioni della scatola nera racconta che i primi venti minuti di conversazione sono di agghiacciante normalità: i piloti comunicano tra loro e con la torre di controllo. Venti minuti in cui non c’è nessun segnale di quello che diventerà quel volo. Non l’ha intuito il pilota che ignaro è andato alla toilette. Non l’ha intuito, e questo fa riflettere di più, la compagnia aerea. Perché se la pista “depressione” diffusa dalla stampa tedesca venisse confermata allora sarebbe lecito fare a chi ha deciso che poteva volare più di una domanda.