Grecia. Accordo primo passo, Bruxelles teme che pericolo collasso c’è ancora

Pubblicato il 15 luglio 2015 10:13 | Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2015 10:13
La Ue a Bruxelles

La Ue a Bruxelles

BELGIO, BRUXELLES – L’accordo raggiunto nella notte tra domenica e lunedì ha rischiato di saltare per una manciata di miliardi e comunque è solo un primo passo: il pericolo di collasso c’è ancora. Così a Bruxelles si guarda agli sviluppi della crisi della Grecia sottolineando che è sbagliato voler individuare vincitori e sconfitti nella difficilissima partita giocata durante 17 ore di negoziati.

L’unico successo conseguito, si osserva nei palazzi delle istituzioni Ue, è stato quello di evitare le caotiche e drammatiche conseguenze di una Grexit. E in questo contesto il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha svolto un ruolo che, a quanto si è appreso, è stato ritenuto significativo e molto utile.

Tra gli addetti ai lavori si rileva che la Grexit sarebbe stata vista da molti come il primo passo del suicidio politico dell’Europa, oltre ad andare contro l’esigenza di proteggere l’integrità dell’Eurozona per evidenti motivi geopolitici.

E si rileva che il prezzo politico più alto, alla fine, lo pagherà probabilmente Angela Merkel sul fronte interno. Anche perchè lei ha sicuramente perso la partita della comunicazione nonostante la Germania non fosse il Paese con l’approccio più negativo.

Durante il negoziato, a guidare il fronte dei ‘duri’ irriducibili, secondo gli elementi raccolti a Bruxelles, è stato il premier olandese Mark Rutte. Il momento più difficile della trattativa – cioè quello in cui si è stati veramente vicini a un esito dell’incontro che avrebbe portato verso la terra ‘incognita’ della Grexit – è stato intorno alle sette del mattino di lunedì, quando molti dei membri dell’Eurosummit sembravano pronti a gettare la spugna.

Secondo ricostruzioni attendibili, a quel punto il presidente Francois Hollande si è fermamente opposto a un rinvio della riunione e quasi contemporaneamente da Rutte è arrivato un segnale di apertura sulla destinazione di una parte dei proventi del fondo per le privatizzazioni a investimenti diretti in Grecia. Si è così evitato il rischio di far saltare tutto per una cifra ‘virtuale’ (poichè legata a operazioni tutte da mettere in piedi) di solo qualche miliardo.

E se il negoziato, per gli addetti ai lavori, si è chiuso sostanzialmente senza vincitori e vinti, anche vedere la Grecia come vittima non è corretto poichè Atene ha ottenuto nel complesso – sempre che il terzo piano vada in porto – il salvataggio più importante nella storia dell’Eurozona.
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