Grecia. A Bruxelles ancora niente lista delle riforme, paura per i mercati

Pubblicato il 30 Marzo 2015 8:45 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 8:46
Il premier greco Andrea Tsipras

Il premier greco Andreas Tsipras

BELGIO, BRUXELLES – La lista delle riforme non è arrivata a Bruxelles, se non in forma definita vaga e non verificabile. Un primo esborso di aiuti pari a circa due miliardi sul pacchetto complessivo di oltre sette rischia di slittare a dopo Pasqua. Atene assicura di pagare in tempo stipendi e pensioni, ma si avvicina la vendita del porto del Pireo e anche la privatizzazione degli aeroporti locali.

Non è un bel clima quello sulla Grecia, con la settimana dei mercati che si apre guardando al downgrade di venerdi di Fitch sul debito di Atene. Il dialogo all’interno del Brussels Group sulla lista di riforme proposte dalla Grecia è proseguito anche domenica, con qualche passo avanti che potrebbe portare mercoledi a una riunione in teleconferenza dell’Eurogruppo.

Lo scrive l’agenzia Ana-Mpa spiegando che, secondo fonti vicine al gruppo di lavoro, le trattative tra i rappresentanti di Atene e i creditori greci sono “costruttive”.

Ma in ambito Ue la discussione viene descritta in modo diverso: la lista presentata finora sarebbe poco credibile, per ora scritta in greco. Da queste riforme il governo Tsipras – che lo stesso premier sta convocando per analizzare la situazione – stimerebbe di ricavare entrate per circa 3 miliardi, ma intanto i parametri minimi fissati da Bce, Commissione europea e Fmi non sono certo raggiunti e i fondi da 7,2 miliardi per la Grecia restano bloccati.

Atene comincia ad essere con l’acqua alla gola ed è quasi indispensabile il via libera alla prima tranche da 1,9 miliardi. Il ministro delle Finanze, Dimitris Mardas, assicura al Sunday Times che il governo pagherà in tempo salari e pensioni, ma ha anche annunciato di essere pronto a valutare offerte per la ricerca di petrolio e gas nell’ovest del Paese. Così come si avvicina la vendita della quota del porto del Pireo (cioè il 67% della Piraeus Port Authority), dalla quale l’esecutivo greco stima di raccogliere almeno 500 milioni.

Lo afferma il Wall street journal, secondo il quale Atene sarebbe disponibile anche a cedere la quota pubblica in 14 aeroporti locali. Ma la Piraeus Port Authority dal 24 febbraio – da quando si è capito che il governo aveva cambiato idea ed era pronto a vendere – ha ceduto in Borsa il 33% del suo valore. Nelle prossime ore si vedrà cosa ne pensano i mercati, che riaprono dopo la retrocessione di Atene da un rating B a uno CCC. Il tutto su un listino greco che nell’ultimo mese ha perso il 18%, con i titoli di Stato già sotto pressione: il bond a 10 anni è a un rendimento superiore all’11%, quello a 5 anni oltre il 16%.

E’ un “gioco al massacro” che “fa comodo ai nemici dell’Europa”, dice in un intervento su Il Sole 24 Ore il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. E questa tensione non serve all’euro, per il quale si comincia a considerare anche l’opzione estrema. Cioè l’uscita di Atene, anche se non si sa come e, soprattutto, con quali effetti.