Grecia. Domenica al voto, sfida tra Syriza e Neo Demokratia

Pubblicato il 18 Settembre 2015 12:26 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2015 12:26
Alexis Tsipras

Alexis Tsipras

GRECIA, ATENE – La Grecia vota per le elezioni politiche anticipate domenica 20 settembre. Un voto resosi necessario a causa delle dimissioni del premier Alexis Tsipras ad agosto, giunte dopo che il Parlamento aveva approvato le varie parti degli accordi tra Atene e i creditori internazionali, che valgono un prestito di 86 miliardi di euro in tre anni in cambio di nuove misure di austerità.

I provvedimenti sono passati, ma il primo ministro e capo della sinistra radicale di Syriza si è trovato senza maggioranza, dopo che l’ala più intransigente del suo partito non aveva votato il cosiddetto memorandum. Dopo aver constatato che non c’erano maggioranze alternative, il presidente della Repubblica ellenica Prokopis Pavlopoulos ha affidato la guida di un governo ad interim a Vassiliki Thanou, alto magistrato e prima donna premier nella storia della Grecia, ed ha quindi fissato la nuova consultazione elettorale per il 20.

La sfida principale è tra Syriza e i conservatori di Nea Dimokratia, guidati da Vangelis Meimarakis. A causa della decisione di accettare gli accordi che aveva da sempre avversato arrivando a convocare un referendum a luglio, Syriza ha perso consensi e una rilevante parte dei suoi esponenti, confluiti nel nuovo partito Unità Popolare.

I sondaggi indicano una sostanziale parità tra i due movimenti, e gli analisti prevedono che dopo il voto sarà necessario creare una coalizione per governare il Paese e applicare gli accordi con i creditori, senza i quali la Grecia – dal 2010 costantemente sull’orlo del tracollo economico, con debito e disoccupazione alle stelle – perderebbe il vitale sostegno finanziario concordato.

Tsipras, che governava grazie ad un’alleanza con la formazione di centrodestra Greci Indipendenti, potrebbe ripercorrere la strada della coalizione, ma esclude ogni collaborazione con Nea Dimokratia. ND, al contrario, vorrebbe una ‘grande coalizione’ anche con la sinistra per attuare il Memorandum. Gli elettori greci sono circa 9,8 milioni e voteranno dalle 7 alle 19 (le 18 in Italia), ora in cui i canali tv pubblicheranno gli exit poll.

Il Parlamento greco, che ha una sola Camera, conta 300 deputati. Il sistema elettorale è un ‘proporzionale rafforzato’: 250 deputati vengono eletti con sistema proporzionale ‘puro’ in 56 circoscrizioni (Atene, dove vive circa la metà dei greci, elegge da sola 58 deputati), ma il partito di maggioranza relativa ottiene un bonus di 50 seggi.

La percentuale di voti affinché un solo partito abbia 151 seggi e governi da solo dipende da quanto prendono i partiti minori: se tutti riescono ad entrare in Parlamento, il partito vincente avrà bisogno di circa il 40%. Se molti non riescono a superare la percentuale-sbarramento del 3%, la formazione di maggioranza relativa avrà bisogno di percentuali minori.

La percentuale dei votanti il 25 gennaio fu del 64%. Gli analisti, visto il clima di disillusione che ha segnato questa campagna elettorale, temono che le astensioni crescano notevolmente. Se non ci sarà un chiaro vincitore, Pavlopoulos affiderà il mandato al leader del partito di maggioranza relativa. Se questi fallirà, ci saranno due tentativi con i leader delle formazioni arrivate seconda e terza nel numero di voti. Se neanche questi tentativi avranno successo, si tornerà a votare.