Grecia. Economista James Galbraith, troppa rigidità da parte dell’Europa

Pubblicato il 10 luglio 2015 11:21 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2015 11:21

galbraithROMA – “Non mi fido più delle apparenze e crederò solo ai fatti”, “purtroppo una simile apparenza di buona volontà è già stata messa in mostra in occasione della scadenza del 25 giugno, quando la proposta di rinegoziazione fatta dal governo greco era stata accolta con toni incoraggianti. Poi quel testo è stato riscritto con i soliti rigidi parametri di richieste che non erano ricevibili per Atene, e alla fine si è anche tentato di addossare loro la colpa del fallimento”.

Così, intervistato dal Messaggero, l’economista James Galbraith legge il fine settimana decisivo per il negoziato sul debito greco. “È ora che i creditori esprimano con chiarezza il loro parere a riguardo – dice – e che dicano se preferiscono ristrutturare il debito accettando una perdita, o rischiare di trovarsi a mani vuote”.

“Tsipras ha rischiato molto – aggiunge – quando ha indetto il referendum era convinto che l’avrebbe perso, e che il voto avrebbe suggellato la caduta del suo governo. Invece la consultazione popolare gli ha restituito un alto livello di consenso, ma anche l’obbligo a negoziare con molta fermezza.

A questo punto l’unico vero rischio per lui sarebbe firmare un accordo che né il suo partito, né i popolo greco, sarebbero disposti ad accettare”. Per l’Europa, prosegue, “la scommessa più rilevante è stata già persa, ed era quella sulla leadership comunitaria. Un pugno di burocrati arroganti credeva davvero che il popolo greco avrebbe accettato di mandare a casa i politici che avevano eletto, e di sostituirli con burattini manovrabili da Bruxelles. Quello che hanno ottenuto invece è un allargamento del fronte della protesta alla Spagna e all’Italia”.