Grecia, il figlio annega durante la traversata: incriminato il padre

di Caterina Galloni
Pubblicato il 22 Novembre 2020 11:00 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2020 17:07
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Grecia, il figlio annega durante la traversata: incriminato il padre (foto ANSA)

La decisione senza precedenti delle autorità di Atene. Un 25enne afghano rischia sei anni di carcere per la morte del figlio avvenuta su una barca di migranti.

Un afghano di 25 anni è accusato della morte del figlio di sei anni avvenuta mentre a bordo di una barca di migranti cercavano di raggiungere Samos, isola della Grecia ma che si è capovolta nel Mar Egeo.

Se condannato rischia fino a 10 anni di carcere. Un’accusa che una ONG ha definito come “attacco diretto al diritto di chiedere asilo”.

Secondo quanto riferito dal Guardian, padre e figlio erano tra le 25 persone salite a bordo di una barca in Turchia, nella speranza di chiedere asilo in Europa.

Tuttavia, secondo quanto riferito, l’imbarcazione – sembra si tratti di un gommone – si è capovolta nel Mar Egeo.

Il corpo del bambino è stato successivamente ritrovato sulle rive di Samos. La causa del decesso non è stata confermata.

Il bambino è stato trovato accanto a una donna incinta sopravvissuta e che in seguito ha partorito.

La guardia costiera greca è stata informata dell’incidente ma sulla scena non era presente alcun passeggero. Successivamente, secondo quanto ha spiegato un portavoce del Guardian, i migranti sono stati trovati lungo la riva.

Un uomo di 23 anni, ritenuto responsabile della barca, è stato arrestato, mentre il padre del ragazzo è in quarantena, com’è per tutti i richiedenti asilo che arrivano in Grecia.

Padre incriminato, le parole dell’avvocato

Il suo avvocato Dimitris Choulis spera che venga presto sottoposto al test per il coronavirus e rilasciato per poter organizzare il funerale del figlio.

Choulis ha spiegato che ci sono volute ore alle autorità per organizzare un’operazione di salvataggio.

“La mia preoccupazione non è solo il ritardo nel salvataggio”, ha detto al Guardian.

“La preoccupazione maggiore è che queste accuse vengano utilizzate per creare un ulteriore ostacolo a qualsiasi richiedente asilo tenti di arrivare in Grecia e presentare la domanda”.

“I richiedenti asilo sapendo che spostandosi su una barca con la famiglia saranno accusati di aver messo in pericolo la loro vita, al lavoro arrivo avranno davanti ancora più ostacoli”, ha detto al Guardian.

Un altro avvocato e direttore dell’HIAS Grecia, che fornisce consulenza legale gratuita ai richiedenti asilo, ha affermato che le accuse penali contro il padre sono inaudite al di fuori dei campi profughi.

“In altri casi di naufragio verificatisi dal 2015, compresi quelli che hanno provocato la morte, non ci sono mai state denunce penali per i richiedenti asilo  ingresso nel paese”, ha riferito al Guardian.

“Abbiamo assistito a questo tipo d’accuse nei campi profughi ma mai in un punto d’ingresso. Ciò significa chiaramente un cambiamento di approccio”.

Anche le ONG hanno criticato l’azione legale. Josie Naughton, CEO dell’organizzazione benefica per i rifugiati Choose Love a The Guardian ha detto che l’accusa “riflette palesemente il fallimento della politica europea in materia di migrazione e asilo”.

“Con l’impossibilità di stabilire rotte sicure e legali per cercare asilo in Europa, i politici costringono consapevolmente le persone a intraprendere viaggi pericolosi via mare.

“Le accuse nei confronti di un un padre in lutto sono ingiuste e un attacco diretto al diritto di chiedere asilo.

“L’Unione europea ha urgente bisogno di trovare una soluzione umana e basata sui diritti”, ha affermato. (Fonte: Daily Mail)