Grecia. Schultz, superata prova più difficile ma a Ue serve ”cambio di passo”

Pubblicato il 17 luglio 2015 9:37 | Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2015 9:37
Martin Schultz

Martin Schultz

ROMA – “L’ Unione europea ha superato la prova forse più difficile della sua esistenza”. Lo afferma a Repubblica, il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, che però rivendica anche la necessità di “un cambio di passo” e di rifondare l’ unione monetaria mettendo il Parlamento come motore del governo condiviso dell’ economia.

“Sono soddisfatto – spiega Schulz – che si sia riusciti ad allontanare l’ Europa dal baratro. Non saremmo mai dovuti arrivare a questo punto, ma l’ accordo ha respinto il rischio Grexit e difeso l’ integrità della zona euro. Ora bisogna utilizzare il tempo ottenuto per evitare che in qualche mese non ci si trovi nuovamente sull’ orlo del precipizio”.

“Questo accordo – prosegue – dev’ essere considerato come un punto di partenza. Nell’ immediato è importante che tutti lo facciano proprio. Finora ho notato resistenze da entrambe le parti. Poi è anche chiaro che abbiamo bisogno di un cambio di passo importante perché un’ Europa che si limita ad ‘evitare il peggio’ non va lontano. Abbiamo la possibilità e il bisogno di costruire una governance più democratica per l’ Eurozona”.

Alla domanda se non sarebbe stato meglio per i greci lasciare l’ euro e ristrutturare il debito, Schulz fa notare: “Ho letto tanti pareri, di economisti e analisti più o meno illustri, che sostenevano con convinzione che Grexit avrebbe avuto un impatto marginale e che anzi avrebbe aiutato tutti rendendo quel che rimaneva dell’ Eurozona più forte, e la Grecia più competitiva. Rinnego fermamente questa tesi: la rinnego politicamente, economicamente e socialmente.

”L’ euro – sottolinea – è il simbolo dell’ unione ed è un progetto politico. Chi vuole la ‘reversibilità’ dell’ euro gioca con il destino dei cittadini di tutta l’ unione monetaria. La Grecia e l’ Eurozona pagherebbero un prezzo altissimo per l’ incertezza introdotta, e il possibile effetto domino sui mercati si presentiva già in prossimità del voto sul referendum”.