Hitler ed i gerarchi nazisti terrorizzati dal dentista

Pubblicato il 11 Dicembre 2009 18:26 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2009 18:26

È sempre stato descritto come un dittatore spietato e sanguinario, che ha mandato alla morte milioni di persone e che non aveva paura di niente e di nessuno. Invece, adesso si scopre che c’era qualcosa (o meglio, qualcuno) che terrorizzava Adolf Hitler: ovvero, il suo dentista, tanto che una volta questi ci mise otto giorni per fargli un semplice lavoro alla radice di un dente perché il leader nazista «non riusciva a tollerare il dolore».

La rivelazione è contenuta nel libro “Dentist of the Devil” dedicato a Johannes Blaschke, il dentista, e scritto da Menevse Deprem-Hennen, che ha potuto accedere ai documenti finora segreti dell’uomo che per quasi 20 anni si è occupato del sorriso del Führer e di molti altri leader nazisti.

«Dopo la guerra, chiunque fosse a conoscenza di informazioni sui denti di Hitler era ritenuto interessante dagli alleati – ha spiegato la scrittrice a “Daily Mail” e “Daily Express” – a causa dei pochi resti rimasti del suo cranio e della sua mandibola che erano stati ritrovati nel bunker di Berlino. E mentre gli americani mostrarono a Blaschke dei documenti nel tentativo di confermare la morte di Hitler, i russi riuscirono a mettere le mani sulla sua assistente, Kaethe Heusermann, che sparì poi per dieci anni nei gulag sovietici».

Stando alle testimonianze di Blaschke raccolte dalla Deprem-Hennen in sei anni di studio, pare che questi  fosse «estremamente orgoglioso del suo ruolo», mentre il celebre paziente non sarebbe stato altrettanto entusiasta di fargli visita. Anzi, nel libro si racconta come il Führer «morisse letteralmente di paura all’idea di doversi sedere sulla sedia del dentista» e che avesse «un alito pestilenziale, ascessi e malattie gengivali», tanto che nel 1944 Blaschke gli fece ben 10 otturazioni.

Ma la paura di Hitler era la stessa anche di molti altri gerarchi nazisti, a cominciare da Hermann Goering che, racconta ancora Blaschke, «piangeva ancora prima di sedersi sulla sedia».