Madrid sotto assedio per la marcia degli indignati: feriti e cariche

Pubblicato il 25 settembre 2012 22:10 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2012 22:10

MADRID – Alta tensione, cariche di polizia, almeno cinque feriti e una dozzina di manifestanti arrestati. Uno scontro annunciato, per la manifestazione degli indignati che ha paralizzato il cuore di Madrid per tutta la giornata di martedì. Al grido di “No nos rapresentan!” e “La voce del popolo non è fuorilegge”, almeno 10mila persone hanno marciato nel pomeriggio verso il Parlamento, blindato da oltre un migliaio di agenti come una fortezza, per esigere le dimissioni del governo, lo scioglimento delle Camere e l’inizio di un processo costituente.

”Governo dimission!”, ”Fuera, Fuera!”, la rabbia scandita contro i tagli imposti dall’esecutivo di Mariano Rajoy, tornata in piazza in due cortei partiti alle 17 da Atocha e da Piazza di Spagna, per confluire alla Carrera de San Jeronimo, protetta dalla vigilia da un triplo cordone di agenti in assetto anti-sommossa e a cavallo e vigilata dall’alto dagli elicotteri. La protesta si è svolta senza incidenti nelle prime ore del pomeriggio. Poi, intorno alle 19,00, le cariche della polizia quando, dalla marea in crescendo, concentrata in plaza Neptuno, si sono sganciati alcuni drappelli di manifestanti e hanno cominciato a lanciare oggetti e a premere sulle alte recinzioni di ferro, che sbarravano il passaggio alla sede della Camera, riunita in sessione plenaria.

Obiettivo della manifestazione, convocata nelle reti sociali dal coordinamento 25-S, era cingere in maniera simbolica Il Parlamento e ”salvare” la sede della sovranità popolare dal ”sequesto compiuto dalla Troika e dai mercati finanziari, realizzato in collaborazione con la maggioranza dei partiti politici”. ”Ci hanno tolto tutto, tagliato stipendi, tredicesime, i diritti conquistati in anni di lotte sindacali, mentre i politici mantengono i privilegi. ”E’ arrivato il momento di dire basta, non siamo il vostro capro espiatorio”, protesta Ines Molero, 56 anni, funzionaria statale, da 30 anni impiegata nell’Agenzia tributaria. ”Ci hanno riempiti di menzogne, prima i socialisti, poi il PP, hanno tolto un futuro ai nostri figli per salvare le banche”, le fa eco Ana Terez, 39 anni, venuta da Toledo, lavoratrice sociale licenziata 2 anni fa dall’impresa, quando aspettava un figlio.

Giovani, disoccupati, attivisti del Movimento 15-M, ecologisti, la piattaforma contro gli sgomberi, indignati di tutte le età, tanti i pensionati, cominciati a confluire nel pomeriggio a Plaza Neptuno. ”Quello di oggi è un passo ulteriore di un cambio per una democrazia reale cominciato il 15-M con l’occupazione di Puerta del Sol”, spiega Juan Canete, 63 anni, venuto dall’Almeria. ”Ho lottato contro la dittatura e sono qui oggi per dare animo ai giovani, per dire di non accettare provocazioni”. “Occupa il Congresso”, lo slogan poi trasformato in “Circonda il Congresso”, anche a seguito degli allarmi lanciati alla vigilia sul fronte dell’ordine pubblico. Fra questi, quello della delegata del governo a Madrid, Cristina Cifuentes, che, come la segretaria generale del Partito Popolare, Maria Dolores de Cospedal, ha paragonato la mobilitazione al tentato colpo di Stato del 23 febbraio 1981, con l’irruzione dei militari golpisti, guidati dal colonnello Tejero, nel Parlamento.

”Dichiarazioni incendiarie, per surriscaldare gli animi”, nel clima già infocato e propenso all’antipolitica e al malcontento, secondo i leader dei sindacati Uge e Comisione Obreras. 1350 agenti schierati, autobus con i manifestanti fermati e perquisiti all’arrivo nella capitale; mentre in internet il coordinamento 25-S ha diffuso un manuale di ”resistenza pacifica”, con l’indicazione dei commissariati di zona e gli avvocati di guardia, ai quali rivolgersi in caso di scontri e fermi. ”L’unico stato di assedio è quello di polizia per reprimere il diritto di associazione sancito dalla Costituzione”, assicura Victoria Sanchez, 63 anni. ”Questo governo è illegale e immorale. Sono nonna di due nipoti, sono venuta da Valencia in una pausa della chemioterapia, per protestare contro i tagli della sanità e dell’educazione. Non possiamo tornare al passato”. La prefettura ha autorizzato la manifestazione fino alle 21,30. ”Non ci muoveremo di qui fino a quando non sarà andato via anche l’ultimo dei deputati”, la risposta dei manifestanti, disposti prolungare l’assedio.