Cronaca Europa

Isis, jihadisti con i sussidi di disoccupazione in Francia

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Isis, jihadisti con i sussidi di disoccupazione in Francia

PARIGI – Jihadisti con i sussidi. E’ polemica in Francia. Secondo la Brigata specializzata nella caccia ai finanziamenti del terrorismo, il 20% dei combattenti dell’Isis con passaporto francese arruolatisi in Siria o in Iraq ha continuato ad intascare sussidi sulla disoccupazione o per l’alloggio dallo Stato francese.

Denaro del contribuente, rivela Le Figaro, che ha in qualche modo partecipato al finanziamento del terrorismo Isis, la stessa organizzazione che rivendicò gli attentati parigini del 13 novembre 2015. Contributi divenuti ancora più fondamentali da quando i sacerdoti del terrore hanno perso la quasi totalità dei loro feudi in Siria e Iraq.

“Alla deriva nelle zone di combattimento – spiega Stéphane, capo del polo finanziario della Brigade criminelle, citato dal Figaro – l’Isis non ha più redditi propri da quando ha perso il controllo del commercio su petrolio e cotone. Non può dunque più retribuire i suoi combattenti come una volta ma questi devono comunque pagare alloggi, cibo ed equipaggiamento. Famiglie e conoscenti rimasti in Francia sono dunque sollecitati a fargli arrivare soldi freschi”.

Gli agenti d’Oltralpe, insieme ai servizi dell’antiterrorismo (Sdat) e ad Europol, sono stati chiamati ad indagare nel quadro di un’inchiesta avviata due anni fa. Con notevoli risultati. Quello emerso dalle indagini è un tentacolare traffico europeo e internazionale di raccolta fondi a beneficio delle casse di Daesh. In pratica, i sussidi vengono (o venivano) prelevati da famiglie o persone vicine ai combattenti e poi spediti in Siria ed Iraq attraverso una fitta rete di ‘corrieri’, di cui almeno 210 identificati come libanesi o turchi.

Quanto ai ‘mittenti’, in maggioranza familiari dei jihadisti partiti a combattere, finora ne sono stati identificati 190 soltanto in Francia. Stando alle cifre raccolte dal Figaro, il traffico ammonterebbe a un totale globale di oltre 2 milioni di euro, di cui solo 500mila partiti dalla Francia tra il 2012 e il 2017.

Intanto, sempre Oltralpe, i soldati dell’operazione antiterrorismo Sentinelle si preparano ad un possibile ritorno dei ‘foreign fighters’. “C’è il timore di vederli tornare sul territorio nazionale”, ha dichiarato nei giorni scorsi il capo di stato maggiore dell’esercito, generale Jean-Pierre Bosser, precisando che oggi “c’è la volontà di prepararsi a delle minacce a cui potremmo essere esposti domani e su cui a mio avviso non si lavora abbastanza”.

Con un ultimo voto al Senato, la Francia ha recentemente adottato la nuova legge antiterrorismo che dovrebbe consentire di uscire dallo stato di emergenza dal primo novembre.

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