Belgio, libertà condizionata per l’ex moglie del “mostro di Marcinelle”

Pubblicato il 29 agosto 2012 0:35 | Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2012 0:58
Proteste in Belgio contro la scarcerazione di Michelle Martin

Proteste in Belgio contro la scarcerazione di Michelle Martin (Ansa)

BRUXELLES -Il Belgio si trova a rivivere una delle pagine più nere della sua storia recente: Michelle Martin, l’ex moglie del ‘mostro di Marcinelle’ Marc Dutroux, è libera. Dopo aver scontato 16 dei 30 anni di prigione a cui era stata condannata per la complicità nell’omicidio delle piccole Julie Lejeune e Melissa Russo, per l’ex signora Dutroux si aprono le porte della libertà condizionata: ad accoglierla alla sua uscita dal carcere, tenuta segreta sino all’ultimo per ragioni di sicurezza, il convento delle clarisse di Malonne, paese vicino a Namur dove è già stata rafforzata la presenza delle forze di polizia. Ed è già polemica sui costi supplementari – fino a 120 mila euro al mese – che i cittadini dovranno pagare per la sua protezione.

Tensioni e manifestazioni di protesta sono infatti all’ordine del giorno da fine luglio, quando il Tribunale di applicazione della pena (Tap) ha dato il suo via libera alla scarcerazione della complice di Dutroux e al suo trasferimento nel convento. Ma i ricorsi presentati dalle famiglie delle vittime e dal procuratore generale di Mons avevano temporaneamente sospeso la sentenza, che il27 agosto la Corte di Cassazione ha reso invece definitiva. In linea con l’opinione dell’avvocatura generale, l’istituzione ha infatti respinto i ricorsi, considerandoli ”infondati” in quanto nell’ordinamento giudiziario belga le vittime non hanno voce in capitolo sulle decisioni del Tap.

Ora non c’è quindi più nessun ostacolo per la liberazione, richiesta sin dal 2007, della Martin, riconosciuta nel 2004 complice dell’ex marito per il rapimento di sei ragazzine e la morte di due di queste tra il 1995 e il 1996. ”Ho voglia di urlare, per me Michelle Martin è responsabile della morte di mia figlia tanto quanto Dutroux, ed è persino più pericolosa di lui”, ha urlato il papà di Julie, Jean-Denis Lejeune, sconcertato come gli altri familiari per le condizioni della liberazione della donna. Questa presterà infatti 20 ore settimanali di lavoro gratuite per aiutare le suore nelle faccende domestiche in cambio di vitto e alloggio, aggirando di nuovo il pagamento degli indennizzi dovuti alle famiglie.

L’ex moglie di Dutroux nel 2000 aveva rinunciato all’eredità materna da 500mila euro in favore dei figli, divenendo così nullatenente per evitare di pagare quanto dovuto alle famiglie delle vittime. Il padre di una delle ragazze uccise, Jan Lambrecks, ha già sporto denuncia per ”organizzazione fraudolenta”.

L’unica opzione che resta ai familiari, e già annunciata dagli avvocati, è il ricorso alla Corte europea dei diritti umani contro lo stato belga, per chiedere la tutela delle vittime davanti alle decisioni del Tribunale della pena.

Anche se il governo, negli scorsi giorni, ha promesso modifiche alla legislazione. Perché se per la Martin è ormai troppo tardi, un giorno a chiedere la scarcerazione sarà anche Marc Dutroux. ”Indifferente” alla sorte dell’ex moglie, il suo avvocato ha fatto sapere che il pluriomicida è ”convinto” che un giorno tornerà’ anche lui in libertà.