Londra, l’aeroporto di Gatwick chiuso per droni sulla pista: il governo manda l’esercito

di Redazione blitz
Pubblicato il 20 Dicembre 2018 23:20 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2018 9:23
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Gatwick, l’aeroporto di Londra chiuso per droni sulla pista

LONDRA – Gatwick, il secondo scalo londinese per grandezza e traffico, in tilt dopo che due droni hanno sorvolato l’aeroporto. Droni commerciali, ‘oggetti volanti’ di dimensioni contenute, eppure in grado di tenere a terra centinaia di voli e migliaia di persone, far scattare un allarme che ancora non accenna a rientrare, con tanto di dispositivo di sicurezza in massima allerta e perfino il dispiegamento dell’esercito, oltre ad una riunione ‘Cobra’ convocata da Downing Street.

Per non parlare delle vacanze rovinate, delle ore che in molti hanno trascorso all’aeroporto nella speranza di poter salire su un aereo, ma solo per vedere i voli eliminati uno ad uno dai tabelloni e la chiusura della pista prorogata più volte, fino alla comunicazione che non riaprirà prima della tarda serata. E comunque da più parti si preavvisa che i disagi con tutta probabilità gli effetti si sentiranno ancora a lungo.

Il caos è scattato nella serata di ieri, 19 dicembre, quando è stata segnalata la presenza di due droni che sorvolavano le piste: Gatwick è stato chiuso mercoledì sera alle 21 circa. Ha riaperto intorno alle 3 del mattino ma solo per 45 minuti. Molti dei voli in arrivo sono subito stati dirottati verso altre destinazioni in Gran Bretagna e in Europa. I droni però intanto sono scomparsi e non ve n’è più traccia.

Le autorità hanno dovuto spiegare perché non sono stati abbattuti subito, magari con proiettili di gomma. E’ stato escluso per motivi di sicurezza, per evitare il rischio di creare ulteriori danni a persone e cose. Al momento inoltre non vi sono elementi che fanno pensare al terrorismo, però il mistero resta. Da dove venivano quei droni e dove sono finiti.

La premier Theresa May in conferenza stampa ha espresso la sua solidarietà con le migliaia di persone rimaste a terra (10mila i passeggeri che hanno subito disagi nella serata di ieri, con un calcolo di 110 mila persone fra coloro che sarebbero dovuti decollare o atterrare a Gatwick nella giornata di oggi): un episodio del genere in questo periodo dell’anno non può che vedere i suoi effetti moltiplicati. E’ stata però durissima May con gli ‘autori’ dell’episodio, ricordando con fermezza che le leggi che regolano l’utilizzo di droni sono in vigore “perciò quanto accaduto è illegale e coloro che mettono in pericolo velivoli rischiano cinque anni di prigione” ma ha anche aggiunto che consultazioni sono in corso su alcuni aspetti di tale leggi, come la possibilità di ricorrere a poteri di polizia.

La legge di cui parla Theresa May è entrata in vigore lo scorso luglio, sulla base di questa è nel Regno Unito illegale far volare un drone nel raggio di un chilometro da un aeroporto e ad un’altezza superiore ai 120 metri. Secondo alcuni osservatori nemmeno questi limiti scongiurerebbero i rischi. Dei droni comparsi su Gatwick intanto si sa molto poco, a parte che erano di “rilevanza industriale” ha fatto sapere la Polizia, da cui si deduce che non fossero piccoli e forse anche di un modello più sofisticato. E ci possono volere fino a due giorni per intercettare un drone. E’ necessario un apposito sistema, poi va catturato ed eventualmente fatto brillare, ha spiegato a Sky News Jaz Banga, fondatore della società americana Airspace, che collabora con l’esercito Usa proprio sull’intercettazione e la cattura di droni. Alcuni droni – ha precisato – possono volare ad una distanza di 5-6 chilometri da un operatore, bisogna intercettare il drone quando entra nel perimetro dello scalo, identificarlo e poi catturarlo, quindi va messo in un dispositivo per farlo eventualmente brillare.