Londra, giovane accusato di molestie e poi assolto: “Quella donna poteva rovinarmi la vita”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 giugno 2018 6:00 | Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2018 17:34
Londra, giovane accusato di molestie e poi assolto: "Quella donna poteva rovinarmi la vita"

Londra, giovane accusato di molestie e poi assolto: “Quella donna poteva rovinarmi la vita”

LONDRA – A Londra uno stupido scherzo ha rischiato di rovinare per sempre la vita di Alex Broke-Smith, 23 anni, accusato di aver  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Playmolestato sessualmente una donna durante una festa di compleanno e poi assolto.

Secondo il racconto della vittima, Broke-Smith, dopo aver fatto una scommessa con gli amici, ridendo avrebbe iniziato a toccare il posteriore e l’inguine della donna in modo “aggressivo”.

“Sapevo che la donna stava raccontando un sacco di bugie ma comunque temevo una condanna”, ha riferito il giovane dopo un processo durato tre giorni, in cui è stato assolto. “Se giudicato colpevole, sarei finito nell’elenco dei trasgressori sessuali, il reato più ripugnante, e non avrei ottenuto il visto per per entrare in America, dove vive mia nonna ormai anziana e malata”.

Alex Broke-Smith, scrive il Daily Mail, è “un giovane con una brillante carriera come gestore patrimoniale immobiliare a Londra, che è stato trascinato in tribunale soltanto per la testimonianza di una donna”.

Quella notte non c’erano telecamere a circuito chiuso, nessuna conferma da parte delle 200 persone presenti alla festa. L’unico testimone dell’accaduto aveva confermato il resoconto del 23enne ma nonostante ciò la polizia e il pm erano andati avanti con le indagini. Non solo: dopo averlo inizialmente accusato di aggressione, il pm ha cambiato il reato in violenza sessuale.

Nei mesi successivi Alex ha perso il lavoro e visto il suo nome trascinato nel fango. Nel frattempo la donna che lo ha accusato è libera poiché, commenta il Daily Mail, nel Regno Unito la legge specifica che la cosiddetta “vittima” non può essere identificata.

Secondo Broke-Smith “è giusto che le vittime di reati sessuali mantengano l’anonimato ma sarebbe corretto che, finché non c’è una condanna, il diritto all’anonimato riguardasse anche l’imputato. L’anonimato avrebbe risparmiato molte angosce a me e alla mia famiglia”.