Londra, madre surrogata partorisce nipote: il padre biologico è il figlio di lei

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Marzo 2015 11:21 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2015 11:38
Londra, madre surrogata partorisce nipote: il padre biologico è il figlio di lei

Londra, madre surrogata partorisce nipote: il padre biologico è il figlio di lei

LONDRA – Mary (nome di fantasia) 7 mesi fa ha partorito suo nipote: il padre biologico è anche il fratello del bimbo nato dal suo seme e da un ovulo donato e poi impiantato nell’utero della madre di lui. Detto altrimenti, suo padre è suo fratello e sua madre è sua nonna. L’ingarbugliata storia viene da Londra e ha creato parecchio scompiglio nell’opinione pubblica britannica ora che è finita dinanzi alla Family Court, l’organo di giustizia inglese deputato alle questioni familiari. In punto di diritto la faccenda è perfettamente legale: il bimbo è stato concepito in vitro con lo sperma del figlio di Mary (la madre surrogata) e l’ovulo di una sconosciuta donatrice. L’embrione è stato poi impiantato nell’utero di Mary che è anche la madre biologica dell’aspirante padre. Nessun incesto, solo un “caso assolutamente inusuale”, come ha decretato l’Alta Corte che ha poi autorizzato l’adozione del piccolo da parte del fratello-padre.

L’uomo, single di 25 anni,  desiderava “da tempo” di diventare papà ma in mancanza di una compagna al suo fianco si era rivolto alle donne della sua famiglia per chiedere in affitto il loro utero. La candidata che avrebbe dovuto portare in grembo suo figlio però ha dovuto rinunciare all’improvviso per motivi di salute. E la mamma dell’aspirante padre ha deciso di prendere il suo posto.

Cosa c’è di sbagliato? In Inghilterra questa pratica non è illegale (come lo è invece in Italia) ma è possibile affittare un utero solo per motivi altruistici, cioè per aiutare amici o parenti e alla mamma surrogata non viene corrisposto denaro, solo un rimborso per le spese. La clinica alla quale Mary e suo figlio si erano rivolti, riconosciuta dall’autorità statale Hfea, ha perciò acconsentito all’impianto, dal momento che non c’era passaggio di denaro e Mary aveva ottenuto il permesso dal marito. Ora, sempre secondo la legge britannica, la donna che partorisce il neonato è considerata la madre legale e così pure il marito di lei che ha acconsentito all’inseminazione artificiale.

Di qui la richiesta all’Alta Corte da parte del padre biologico di adottare il piccolo. E il giudice Justice Theis (nomen omen) ha acconsentito, nonostante l’uomo non sia neppure impegnato “in una relazione familiare stabile” come espressamente raccomandato dalla legge. Nelle motivazioni della sentenza si legge che:

“I documenti mostrano che da tanto tempo voleva diventare padre ma ha agito con senso di responsabilità. Ha aspettato di poter avere un lavoro e una casa che gli consentissero di prendersi cura del bimbo in maniera adeguata. Prima di intraprendere la strada che ha seguito, ha consultato avvocati specializzati in materia. Ora che il figlio è nato, lo sta crescendo fin dal primo giorno. La mia decisione di concedergli l’adozione del piccolo si è basata su una considerazione fondamentale: il benessere a lungo termine del piccolo. E riteniamo che il padre possa garantirglielo”

La decisione del giudice incontra anche l’approvazione dei servizi sociali, perché

“l’adozione in questo caso rafforza il legame familiare che già lega il padre al bambino”.

E se il neonato dovesse fare confusione, dal momento che sua nonna è sua madre e suo fratello è suo padre, non c’è alcun rischio perché

“il padre capisce che il bambino avrà bisogno di sapere come è stato concepito e sente che utilizzerà la sicurezza della sua struttura familiare per aiutare il figlio a capire che è stato molto voluto”.

Non dello stesso avviso è il deputato laburista, Robert Fiello, che ha commentato:

“Questo caso solleva molti problemi. La mia più grande paura in tutto questo riguarda il potenziale danno a livello emotivo che il ragazzo svilupperà nel corso degli anni, quando cercherà di comprendere quei legami familiari che noi tutti diamo per scontati”.