Maddie McCann, il documentario Netflix in tv. Ma per i genitori della bimba potrebbe ostacolare le indagini

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 14 marzo 2019 14:18 | Ultimo aggiornamento: 14 marzo 2019 14:18
Maddie McCann, il documentario Netflix in tv. Ma per i genitori della bimba potrebbe ostacolare le indagini

Maddie McCann, il documentario Netflix in tv. Ma per i genitori della bimba potrebbe ostacolare le indagini (foto Ansa)

MILANO – Alla fine il documentario di Netflix sulla scomparsa di Madeleine McCann uscirà venerdì 15 marzo. Nulla ha potuto l’opposizione della famiglia della bambina britannica, scomparsa nel 2007 a 3 anni mentre era in vacanza con i genitori in Algarve (Portogallo), nemmeno l’obiezione che il documentario potrebbe pregiudicare le indagini, tutt’ora in corso. 

La casa di produzione americana aveva commissionato il programma nel 2017 in seguito ad un nuovo interesse per la scomparsa della piccola Maddie e al successo di alcune docu-fiction su cold case irrisolti, come Making a Murderer.

Il debutto degli otto episodi, però, è stato a lungo rimandato a causa delle critiche mosse dai familiari della piccola. Kate e Gerry McCann si sono rifiutati più volte di dare il loro contributo al programma Netflix, e parenti e amici hanno fatto lo stesso. 

La produzione è però riuscita ad avere accesso ad una quarantina di testimoni diretti o indiretti. Nel documentario compariranno tra gli altri diversi agenti portoghesi che indagarono nelle prime fasi della scomparsa, molti dei quali, sottolinea il Guardian, hanno da allora intrapreso la carriera televisiva proprio parlando della sparizione di Maddie. 

E se il programma Netflix sembra essere costato un milione di sterline a puntata, Scotland Yard ha chiesto al ministero dell’Interno britannico nuovi fondi per procedere con le indagini, costate fino ad oggi oltre 11,7 milioni di sterline (quasi 14 milioni di euro). Solo lo scorso novembre erano state stanziate 150mila sterline per proseguire fino alla fine di marzo, ma adesso anche quei soldi stanno finendo. 

Fonti: The Guardian, YouTube