Mafia cinese, 33 arresti. Il capo dei capi da Prato comandava tutta Europa

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 gennaio 2018 16:44 | Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2018 16:44
Mafia-cinese

Mafia cinese, blitz della polizia in Italia e in Europa: 33 arresti

PRATO – Da Prato comandavano la mafia cinese di tutta Europa e avevano il monopolio del traffico su strada delle merci di origine cinese. A smantellare il loro impero ci ha pensato la Polizia che dall’alba di giovedì 18 gennaio ha messo a segno diversi arresti in Italia e in Europa. In tutto 33 ordinanze di custodia cautelare eseguite anche grazie alla collaborazione delle polizie di Francia e Spagna. Il maxi blitz della polizia è il frutto di una inchiesta coordinata dalla Dda di Firenze.

La lunga indagine condotta dalla Polizia avrebbe permesso di far luce sulle dinamiche della mafia cinese in Europa ma anche su ruoli e alleanze all’interno dell’organizzazione. Sullo sfondo una guerra tra bande cinesi a Prato, per il controllo delle attività illecite, compresa la contraffazione di merci, che è costata la vita a numerose persone e che per lungo tempo ha diviso le gang, secondo la loro provenienza. Da una parte di gruppi della regione cinese del Fujian, dall’altro di quelli del Zhejiang. Con l’intervento pacificatore di Zhang Naizong, il capo dei capi, la guerra si era interrotta a Prato e così i criminali cinesi hanno potuto sviluppare i loro traffici illeciti nel resto d’Europa.

L’immensa organizzazione criminale sgominata, aveva imposto la propria egemonia con la violenza e intimidendo le aziende cinesi in Italia e in Europa. L’associazione era composta da soggetti originari di due regioni della Cina, lo Zhejiang e il Fujian, e operava oltre che in Italia anche a Parigi, Neuss, in Germania e a Madrid.

Zhang Naizhong, originario dello Zhejiang, è al vertice dell’organizzazione ma per realizzare un equilibrio accettato da tutti aveva nominato come suo braccio destro un esponente del Fujian. Secondo gli investigatori, in questo contesto normalizzato, l’accaparramento delle ditte di trasporti è stato il culmine di una pervasiva attività criminale che ha permesso l’accumulo dei capitali necessari a inquinare l’economia legale.

Nel blitz che ha portato agli arresti di giovedì mattina sono stati impegnati gli uomini del Servizio centrale operativo (Sco), delle squadre mobili di Prato, Roma, Firenze, Milano, Padova e Pisa, dei reparti prevenzione crimine oltre a quelli dei reparti volo e cinofili.

Complessivamente sono 54 gli iscritti al registro degli indagati: 33 destinatari della misura cautelare in carcere emessa dal Gip di Firenze Alessandro Moneti con l’accusa di 416 bis e altri reati. Gli altri 21 sono indagati a piede libero, di cui 10 sempre per associazione a delinquere di stampo mafioso e 11 per altri reati. La maggior parte dei provvedimenti sono scattati a Prato: 25 indagati, di cui 16 arrestati e 9 denunciati a piede libero mentre sono otto gli arrestati a Roma (dove sono 10 gli indagati).

A Milano e Padova sono state arrestate due persone mentre tra Firenze e Pisa gli indagati a piede libero sono 7. Altre 4 persone si trovavano invece già in carcere per altri motivi e due sono i soggetti di origine cinese arrestati in Francia (dove ci sono anche altri due indagati). Infine, due destinatari del provvedimento si trovano attualmente in Cina. Nell’ambito dell’indagine è anche stato disposto il sequestro di 8 società, 8 veicoli, due immobili e una sessantina tra conti correnti e deposito titoli per un valore di diversi milioni.

La pace di Parigi

Il capo della squadra mobile di Prato Francesco Nannucci ha ricordato un episodio significativo emerso dalle indagini: “Zhang Naizhong, che si faceva chiamare il ‘capo dei capi e come tale è riconosciuto dai suoi connazionali, andò a Parigi per risolvere controversie fra gang cinesi. A chi lo accompagnava disse di chiamarlo ‘capo’ davanti a tutti i capi cinesi in Francia. Così fu e nella sua opera di mediazione criminale Oltralpe ebbe successo acquisendo ulteriore potere e prestigio in Europa”. Il procuratore della Dda di Firenze Giuseppe Creazzo ha affermato che “lo spessore e la capacità intimidatrice dell’associazione mafiosa con sede in Prato danno la misura che da qui parte ogni ramificazione anche all’estero. Quella di Prato è una mafia dentro la comunità cinese che ha ramificazioni in Europa”.

Il traffico delle corna di rinoceronte

Coi capitali illeciti derivati da contraffazione, gioco d’azzardo, droga, usura, estorsioni, prostituzione il capo dei capi Zhang Naizhong dava ordini da Prato per fare investimenti in attività redditizie: in Cina puntava a miniere di carbone e a oggetti particolarmente costosi, addirittura corna di rinoceronte; in Italia mirava a rilevare attività redditizie legali come un centro commerciale a Firenze, o illegali, come bische per il gioco d’azzardo. E’ quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta.

Il matrimonio del figlio del boss all’Hotel Hilton di Roma

Un matrimonio da favola all’hotel Hilton di Roma con vista sull’intera città, gli invitati fatti arrivare a bordo di Ferrari e Lamborghini, un conto da 80mila euro saldato in contanti. A certificare il ruolo e il carisma di Naizhong Zhang, è stata anche la cerimonia di nozze del figlio, Di Zhang, celebrata a Roma il 6 febbraio del 2013. Al matrimonio parteciparono circa 500 invitati provenienti da varie parti d’Italia ma anche dalla Francia e dalla Cina.

Il boss si è personalmente occupato di non far mancare nulla ai suoi ospiti: alloggio a sue spese, il noleggio di Ferrari e Lamborghini con autista per portare gli invitati all’hotel, il noleggio di due pullman per far arrivare i quasi novanta invitati provenienti da Prato, tra i quali ovviamente i personaggi più influenti della comunità di origine fujianese con la quale, prima dell’accordo che ha siglato la pace, era in contrapposizione.

E proprio intercettando le telefonate in cui gli indagati parlavano dell’organizzazione del matrimonio, gli investigatori hanno avuto l’ulteriore conferma che Naizhong fosse da tutti riconosciuto come il capo dell’organizzazione. In una di queste, a gennaio 2013 e dunque un mese prima del matrimonio, il boss parla al telefono con il fratello che si trovava in Francia. Quest’ultimo teme che, poiché i suoi amici “sono mafiosi”, che possa scatenarsi una rissa tra loro, magari dopo aver bevuto.

Ma Naizhong esclude categoricamente questa possibilità in quanto è sicuro che nessuno gli mancherà di rispetto: “Se vengono qui da me sanno come comportarsi – dice – …noi non dobbiamo pensare troppo, sono cose che non ci riguardano…Normalmente non può succedere una cosa del genere, anzi non esiste proprio. Chi è che ha il coraggio di litigare a tavola al matrimonio di mio figlio solo perché è ubriaco? Non esiste. Se qualcuno lo farà è evidente che ce l’ha con me! A me non importa se mi dirà che ce l’ha con qualcun altro, per me ce l’ha con me, perché io sto facendo la festa. Quindi non può accadere una cosa di questo genere”.

 

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