Malta rifiuta nave per sospetta Ebola. L’Austria respinge migliaia di migranti

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2014 20:46 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2014 20:47
Malta rifiuta nave per sospetta Ebola. L'Austria respinge migliaia di migranti

Malta rifiuta nave per sospetta Ebola. L’Austria respinge migliaia di migranti

LA VALLETTA – Da un lato Malta che ha respinto una nave per un presunto caso di Ebola. Dall’altro l’Austria che ha rispedito migliaia di stranieri in Italia con il commissariato di frontiera al Brennero, costretto a dichiarare lo stato di emergenza. Il caos immigrati sembrerebbe essersi spostato ai confini Nord e Sud della penisola.

Oggi, giovedì 18 settembre, il premier maltese Joseph Muscat ha impedito ad una nave mercantile, che aveva chiesto aiuti alla Valletta per un caso sospetto di Ebola a bordo, di entrare nelle sue acque territoriali. Muscat si è difeso sostenendo di avere preso questa decisione per proteggere il suo Paese. La nave, registrata ad Hong Kong, era partita dalla Guinea, uno dei Paesi più toccati dall’epidemia, e doveva raggiungere l’Ucraina. A bordo vi sono 21 persone.

Intanto è scoppiata l’emergenza al commissariato del Brennero. Il sindacato di Polizia Coisp in una nota fa sapere che:

“Nei mesi di luglio e agosto le autorità austriache hanno rispedito in Italia oltre 1.400 stranieri, mentre a settembre il numero supererà abbondantemente le 700 riammissioni”.

Secondo il Coisp,

“la situazione odierna, già di per sé critica, si è ulteriormente deteriorata in quanto al rifiuto dello straniero di sottoporsi ai rilievi dattiloscopici previsti dalla legge, deve seguire una denuncia”

Con tutte le difficoltà amministrative e organizzative che ne conseguono. Il personale di polizia, aggiunge la nota,

“si trova quindi costretto a cercare un interprete tra le proprie amicizie (cuochi, camerieri, pizzaioli)”.

La media di riammessi è di 200-250 alla settimana:

“I numeri – sottolinea il Cosip – sono impressionanti: negli ultimi due giorni circa 80 stranieri e altri 50 tra siriani e eritrei. Per non parlare dei minori. Questa situazione non può ricadere sulle spalle dei colleghi, lasciati soli a gestire un flusso migratorio di proporzioni mai viste”.