Manchester, gli tolgono il sondino gastrico: paziente muore dopo 19 giorni di digiuno

Caterina Galloni
Pubblicato il 17 aprile 2019 7:31 | Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2019 21:46
joe ulleri ria ulleri

Manchester, gli tolgono il sondino gastrico: paziente muore dopo 19 giorni di digiuno. Nella foto: Giuseppe “Joe” Ulleri con la sorella Ria


MANCHESTER – Giuseppe “Joe” Ulleri aveva 61 anni ed era di origini sarde. Affetto da sindrome di down, il 26 febbraio 2016 era stato ricoverato al Manchester Royal Infirmary per fratture causate da una caduta nella camera da letto.  E’ morto il mese successivo: gli era stato tolto il sondino gastrico e dopo 19 giorni di digiuno aveva perso più di 18 kg. Secondo i familiari, Giuseppe è stato lasciato dall’ospedale per almeno 10 giorni senza cibo mentre i medici sostenevano che era “deceduto per polmonite”.  
 
Dopo la sua morte era stata avviata un’indagine e la Corte di Manchester aveva accertato che Giuseppe presentava fratture alle vertebre del collo, del polso destro e dell’anca destra. Il magistrato Angharag Davies aveva affermato che era a rischio di aspirazione polmonare, faceva fatica a deglutire e per questo motivo era stato alimentato in ospedale tramite un sondino nasogastrico  inserito il 9 marzo 2016. Giuseppe non lo sopportava, il giorno dopo era stato tolto e gli infermieri e i medici non l’avrebbero mai sostituito.
Ria Ulleri, la sorella, ha rotto il silenzio e al Daily Mail ha detto che mentre Giuseppe era ricoverato la famiglia non era a conoscenza della negligenza. “Solo grazie all’inchiesta abbiamo appreso quanto Joe fosse stato trascurato. E’ stato orribile, molto crudele”.  Ria, 48 anni, attrice londinese, ha dichiarato: “Joe era un uomo dolce e divertente, ma aveva bisogno di sostegno. È triste pensare che le persone su cui aveva fatto affidamento siano quello che lo hanno abbandonato”.  “Ci volevamo molto bene. I nostri genitori erano sardi e a Joe piaceva ballare musica sarda, praticava anche giardinaggio”. Giuseppe era il maggiore di quattro figli. La mamma è morta quando erano piccoli e sono stati cresciuti dal padre Piero. 
 
Nel 2013 quando Piero si ammalò e a Ria fu diagnosticata la sclerosi multipla, Joe fu trasferito in un alloggio dove riceveva assistenza. “E’ stata una decisione difficile ma lui era diventato indipendente, si trovava bene e lo staff era fantastico”.
 
Dopo la caduta, le radiografie iniziali effettuate al Manchester Royal Infirmary quello stesso giorno non avevano riportato alcun infortunio significativo, è stato riammesso il giorno successivo dopo che i volontari de L’Arche avevano manifestato preoccupazioni per le difficoltà che sembrava avere nel camminare e nella deglutizione. La difficoltà a deglutire è andata avanti per diversi giorni e a quel punto il 9 marzo i medici hanno deciso di inserire il sondino che tuttavia Giuseppe non sopportava e il giorno successivo è stato tolto. 
 
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, una scarsa comunicazione tra il personale medico e i ritardi nel decidere quale fosse il modo migliore per nutrirlo, hanno fatto sì che il paziente rimanesse digiuno per 19 giorni.  “Sono andata a trovare Joe in ospedale e non era affatto contento. Odiava stare lì dentro. Ma ho pensato che fosse una caduta e che presto sarebbe tornato a casa”.
“Non avevo idea di cosa ci aspettasse. Ma quando stavo per andare via mi ha tenuto le mani e non vi lasciava uscire. Ripensandoci, era come se lo sapesse”.   “L’ho tenuto tra le braccia e l’ho salutato. Ero distrutta. Aveva perso davvero tanto peso, era l’ombra di se stesso”. 
 
All’inizio del mese, l’inchiesta sul decesso di Giuseppe ha parlato di un “fallimento generale delle cure” e “incapacità di fornire un’alimentazione adeguata”: inadempimenti che avrebbero contribuito alla morte del paziente. Il fratello Peter ha detto nel corso dell’inchiesta: “Due domande. Perché il ritardo e perché ha contribuito alla morte prematura di Joe? Si sarebbe potuto fare di più per alleviare i problemi bronchiali?”.
 
“Vorremmo evitare futuri inadempimenti. Abbiamo parecchie domande senza risposta, che non si limitano solo a Joe ma riguardano altre persone con la sindrome di Down” e aggiunto:”Siamo inoltre molto preoccupati per la qualità delle cure ricevute al Manchester Royal Infirmary”. 
 
Fonte: Daily Mail