Marcia a piedi profughi siriani per fuggire i campi di Orban

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Settembre 2015 12:38 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2015 18:08
Marcia a piedi profughi siriani per fuggire i campi di Orban

Foto Ap

ROMA – Tutti a piedi. Da Budapest a Praga. 520 chilometri, più o meno. Lo decidono in centinaia dopo una lunga assemblea improvvisata, un po’ dentro un po’ all’esterno della stazione est di Budapest: decine, centinaia di profughi siriani, ammassati dove possono. Si discute, ci si dispera, ci si chiede cosa fare. Si alza una donna, per la prima volta non teme di parlare in pubblico davanti agli uomini. La voce ferma, tutti l’ascoltano: “Andiamo a piedi, raggiungiamo il confine austriaco a piedi”, dice ai suoi i connazionali.

Una folla di uomini e donne di colpo si alza tutta insieme, richiama i figli, raccoglie le sue povere cose e si mette in cammino. Non vogliono più saperne dei treni ungheresi, delle bugie di stati e governanti. Non vogliono più aspettare giorni abbandonati in una stazione prima di salire sui vagoni con l’illusione di procedere verso ovest, verso l’Austria e ritrovarsi nei campi di Orban, il primo ministro ungherese che ha dato ordine di fermare i convogli a pochi chilometri dalla partenza.

Poco dopo la stessa scena si ripete a 65 km da Budapest, a Biscke.  Circa 2-300 migranti forzano il blocco della polizia a Bicske dove rifiutavano di scendere dal treno per andare al campo profughi. Sono fuggiti attraverso i campi, poi hanno iniziato a camminare lungo le rotaie verso Gyoer (città in direzione ovest).

E a Biscke la marcia di uno dei migranti finisce quasi subito tragicamente. Un pakistano di 50 anni, infatti, è scivolato sui binari, ha battuto la testa ed è morto.

Dagli ungheresi, stavolta, è arrivata solidarietà e aiuto. Non dal governo che quei migranti non li sopporta. Ma dai cittadini. In tanti hanno portato acqua ammassando bottiglie lungo le strade. Altri hanno offerto una catena di passaggi auto per rendere più sopportabile il viaggio.

Budapest invece continua con la linea dura. L’ordine è di registrare i documenti, prendere le impronte digitali, schedare i profughi. Inchiodarli lì. L’Ungheria ha dichiarato lo “stato d’emergenza” sui migranti e il Parlamento, con i voti della maggioranza governativa e degli estremisti di Jobbik, ha approvato un pacchetto di leggi molto restrittive. Slitta invece l’invio di militari sul confine: è mancata la maggioranza di due terzi nell’ambito delle procedure di voto d’urgenza.

Le foto della marcia dall’Ungheria pubblicate da Epa/Ansa: