Margot Wolk assaggiatrice di Hitler: “Era vegetariano. Piangevo dopo ogni pasto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2014 19:28 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2014 19:28
Margot Wolk assaggiatrice di Hitler: "Era vegetariano. Piangevo dopo ogni pasto"

Margot Wolk

BERLINO – Adolf Hitler era vegetariano. Margot Wolk, 96 anni e vedova da 24, non lo ha mai incontrato di persona, ma conosce a memoria i suoi gusti alimentari. E’ l’unica delle 15 assaggiatrici del Führer ancora in vita. Per due anni, dal ’43 al ’45, è stata costretta a mangiare i suoi stessi piatti per testarli. Allora 25enne Margot non è mai riuscita a consumare un pasto serenamente: al termine di ogni portata scoppiava in lacrime, perché significava che era sopravvissuta.

Margot ha raccontato la sua storia alla tv tedesca RBB:

“Hitler non mangiava mai carne e così ci davano sempre cibo vegetariano. Molte delle ragazze cominciavano a piangere non appena mettevano il primo boccone in bocca, perché avevano paura: dovevamo finire tutto quello che ci mettevano nel piatto, quindi aspettare un’ora e ogni volta eravamo terrorizzate che potessimo cominciare a stare male, perché girava voce che gli inglesi volessero avvelenare Hitler. Passato il termine, scoppiavamo a piangere, felici di essere sopravvissute”.

Dopo il fallito attentato del ’44, Margot e le altre furono portate dalle SS nella famigerata “Tana del Lupo”, il segretissimo quartier generale nazista costruito nella foresta, non molto distante dal villaggio polacco di Partsch (oggi Parcz). Fu proprio il sindaco di Partsch a consegnarla ai tedeschi che la obbligarono a diventare assaggiatrice ufficiale del Führer. I pasti venivano assaggiati tra le 11 e le 12, poi venivano serviti soltanto dopo un’ora in modo da essere certi che non fossero avvelenati

“La sicurezza era talmente stretta che non ho mai visto Hitler di persona, ma solo il suo cane alsaziano Blondi”, racconta ancora Margot.

Quando l’Armata Rossa arrivò alle porte della foresta blindata, la donna riuscì a fuggire grazie all’aiuto di un ufficiale delle SS, che la mise su un treno per Berlino. Ma per Margot fu l’inizio di un nuovo incubo:

“Io e le altre ragazze giovani cercavano di vestirci come delle vecchie per non farci notare, ma i russi ci presero lo stesso, ci tagliarono gli abiti e ci chiusero nella casa di un medico, dove ci violentarono per 14 giorni di fila”.

A causa di ciò Margot non ha mai potuto avere figli. Quando suo marito tornò dal fronte, nel 1946, dopo una lunga prigionia in un campo sovietico, le loro sofferenze li divisero inevitabilmente. Ventiquattro anni fa Karl morì e da allora Margot è completamente sola coi suoi terribili ricordi. “Quell’incubo – dice – non va mai via”.