Migranti, controlli frontiere e più aiuti: accordo Ue ma…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Settembre 2015 9:11 | Ultimo aggiornamento: 24 Settembre 2015 9:12
Migranti, controlli frontiere e più aiuti: accordo Ue ma...

Migranti, controlli frontiere e più aiuti: accordo Ue ma… (foto Ansa)

BRUXELLES – Controlli alle frontiere e più aiuti ai rifugiati: l’Europa sembra finalmente aver trovato l’accordo sui 120mila migranti da ricollocare. Ma i Paesi dell’Est continuano a non essere d’accordo (non tutti almeno): Slovacchia e Ungheria annunciano battaglia, mentre la Repubblica Ceca sembra disposta ad accettare le indicazioni europee. Tutto mentre sul “fronte” (per la precisione in Croazia) continuano i lanci di lacrimogeni e gli scontri tra profughi e polizia.

Il vertice informale dei leader Ue si è riunito dopo che Bruxelles ha aperto una quarantina di procedure di infrazione contro 19 Stati per mancanze nell’applicazione dei regolamenti sul sistema comune d’asilo (registrazioni, raccolta di impronte, accoglienza e rimpatri). Nessuna procedura contro l’Italia. Questi gli impegni presi: rafforzare il controllo delle frontiere esterne dell’Unione, anche attraverso la creazione di guardie di frontiera europee, e dare sostegno economico ai Paesi del vicinato più esposti alla crisi in Iraq e Siria, a partire dalla Turchia.

Ma i fondi a disposizione non bastano e l’Ue ha richiamato i partner comunitari a mettere sul piatto ‘denaro fresco’, per mobilitare fino a due miliardi di euro, a sostegno della Turchia e delle agenzie internazionali che si occupano di rifugiati.

A dare una proporzione della magnitudo del fenomeno che l’Europa si potrebbe ritrovare ad affrontare nei prossimi mesi è il presidente del consiglio europeo Donald Tusk, che reduce da viaggi in Turchia e Giordania avverte: “Con 8 milioni di sfollati in Siria, oggi parliamo di milioni di potenziali rifugiati che cercano di raggiungere l’Europa. Abbiamo raggiunto un punto critico”.

Bruxelles chiede “almeno un miliardo in più” per Unhcr, World Food Programme e altre agenzie che si occupano dei rifugiati. “Se gli Stati membri e l’Ue non mobiliteranno abbastanza fondi, rischiamo altri milioni di rifugiati in arrivo in Europa”, avverte il presidente del Parlamento Ue Martin Schulz. “Dateci i fondi di cui abbiamo bisogno per combattere questa crisi”, rilancia Juncker. La cancelliera tedesca Angela Merkel incita l’Europa ad “impegnarsi di più” verso il resto del mondo”, mentre il premier Cameron assicura che il Regno Unito “lavorerà con i partner Ue per mitigare il conflitto” in Siria ed offre altri cento milioni di sterline per la crisi dei profughi.

Ma restano i “mal di pancia” per la decisione sui ricollocamenti imposta a Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, e Romania, con un voto a maggioranza (la Finlandia si è astenuta). Il più duro è il premier slovacco Robert Fico, che ha già annunciato ufficialmente di volere procedere legalmente contro il provvedimento adottato. Il primo ministro ceco Bohuslav Sobotka si dissocia: nonostante i malumori preferisce “non accrescere le tensioni”. L’ungherese Viktor Orban chiarisce di essere stufo di essere additato come ‘l’europeo cattivo’ e chiede di non essere più bersaglio delle condanne dei partner. Vuole il “rispetto di Schengen o sarà il caos” e annuncia che la barriera ai confini con la Croazia sarà conclusa nel weekend.