Mariam Moustafa, la madre racconta: “Le bulle ad agosto le avevano spezzato una gamba”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 marzo 2018 10:44 | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2018 15:52

NOTTINGHAM – Mariam Moustafa, la 18enne italiana di origini marocchine morta dopo 12 giorni di coma provocato da un’aggressione da parte di un gruppo di baby bulle a Nottingham, Inghilterra, era perseguitata da mesi dal branco che ad agosto le aveva rotto una gamba mentre picchiava lei e la sorella Mallak.

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Aggressioni molto pesanti probabilmente a sfondo razziale. La mamma e il padre Hatim Dawod Moustafa, 50 anni, non hanno dubbi. La mamma lo racconta in un’intervista che andrà in onda questa sera a Le Iene su Italia 1: “Alcune di quelle ragazze ad agosto avevano rotto la gamba di Mariam e riempito di pugni la sorella più piccola Mallak, di 15 anni. Una sera di una settimana fa, poi, hanno anche tirato delle uova contro la nostra porta di casa”. “In Inghilterra non ci voleva più stare, voleva tornare a Roma” spiega ancora la madre che ora vuole che il suo corpo torni a Roma per essere sepolto là.

La polizia di Nottingham è intanto cauta sulle motivazioni che hanno portato all’aggressione mortale anche perché l’autopsia non avrebbe del tutto chiarito le cause della morte della giovane che fra l’altro soffriva di cuore. Più decisa invece la procura di Roma che ha aperto un fascicolo per omicidio.

Mariam, fino a quattro anni fa viveva ad Ostia. Qui, il padre gestiva una pizzeria sul lungomare. Di lei parla anche Emanuele Smeraldo, 18 anni, il fidanzato della giovane quando viveva sul litorale: “Abbiamo trascorso sei anni insieme sui banchi di scuola, è assurdo che la sua vita sia finita così”. Prima le elementari alla scuola “Garrone”, poi le medie alla “Parini”: tutto questo tempo, Emanuele e Mariam sono rimasti insieme come due “fidanzatini”. Poi la decisione presa dal padre di Mariam: via da Ostia e tutti in Inghilterra. Miriam viene ora ricordata da tutti, familiari ed amici, come una leonessa che ha lottato sempre per quello che voleva. Anche per via della sua malattia congenita al cuore che però non le ha impedito di studiare e di avere una vita normale.

“L’anno scorso era tornata e ci eravamo rivisti – racconta ancora Emanuele –. Era molto felice di stare lì, di coronare il suo sogno di diventare ingegnere. Nonostante le mancassero gli amici romani, era una studentessa modello”. Lunedì 19 marzo, alle ore 16, gli amici romani hanno deciso che si riuniranno per ricordarla.

L’aggressione prima di salire sul bus.

Il gruppo di giovani la insultavano chiamandola “Black Rose”. A dirlo è stata Miriam prima di sentirsi male al padre. La polizia del Nottinghamshire sta valutando il pestaggio subìto da Mariam anche grazie al video registrato a bordo del mezzo dalle ragazze, video che era poi girato tra le conoscenti del gruppo di bulle per vantarsi.

Le immagini dell’aggressione hanno fatto il giro dei social: Miriam, a bordo viene aiutata da un ragazzo di colore e dall’autista del mezzo pubblico che intervengono in difesa della diciottenne terrorizzata. Le botte però sono cominciate prima di salire a bordo. Alla fermata, Mariam è anche finita a terra e trascinata per diversi metri.

Gli investigatori avrebbero identificato molte persone che si trovavano sul bus, e fra queste alcune ragazze, al momento rilasciate su cauzione dopo essere state interrogate.

Mariam, dopo le botte, era stata portata al Queen’s Medical Centre: qui, i medici avevano dimesso subito la ragazza senza capire che era già in gravi condizioni. Il giorno seguente era stata ricoverata d’urgenza al Nottingham City Hospital dov’è morta dopo dodici giorni di coma.

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