Miss Francia Vaimalama Chaves nel mirino degli haters: “Cicciona”. E lei ribatte: “Mi piace mangiare, fatevene una ragione”

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 14 maggio 2019 14:53 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2019 14:53
Miss Francia Vaimalama Chaves nel mirino degli haters: "Cicciona". E lei ribatte: "Mi piace mangiare, fatevene una ragione"

Miss Francia Vaimalama Chaves nel mirino degli haters: “Cicciona”. E lei ribatte: “Mi piace mangiare, fatevene una ragione” (Foto Instagram)

MILANO – E’ stata eletta Miss Francia con un risultato record, votata dal 44% dei telespettatori. Eppure adesso è nel mirino degli hater. La colpa di Vaimalama Chaves, 24 anni, di Tahiti? Mangiare. 

Lo ha ammesso lei stessa: “Mi piace mangiare”. Ma questo piace molto meno a certi haters della tastiera, che per le sue forme (perfette, per di più) l’hanno pesantemente criticata. “Dovresti fare attenzione al tuo corpo”, ha scritto qualcuno. E qualcun altro: “E’ ancora più cicciona del solito”. 

Vaimalama, però, checché si dica di alcune Miss o belle donne che siano non è certo rimasta in silenzio. “Eh sì, mi piace mangiare – dice -. E mangio molto perché tutti questi piatti che mi offrono da quando ho vinto il concorso non fanno parte della mia cultura, allora ne approfitto per scoprirli. Anche se non è l’immagine classica della Miss Francia che vi aspettereste. Mi piace scherzare, parlare forte e dormire, e continuerò a essere così, che vi piaccia o no. Quindi buona fortuna perché dovrete sopportarmi ancora per parecchi mesi”. 

Non è la prima volta che si trova a dover affrontare commenti simili. Lei, occhi verdi e fisico statuario, a 18 anni pesava oltre 80 chili: “Mi chiamavano mostro, non è stato facile sopportarlo – dice –  Ma oggi sono felice di avere fatto quell’esperienza perché mi ha reso più forte e più capace di incassare i colpi”.

Così la Miss diventa paladina anti-bullismo, tanto che il quotidiano di sinistra Libération le ha dedicato un articolo di lodi. Il titolo? “Anche Miss Francia mangia. Grazie Vaimalama”. (Fonte: Libération, 50 Minutes Inside)