Napoletano, handicap e peccato: dai cori negli stadi a Svizzera che non assume

di Daniela Lauria
Pubblicato il 4 ottobre 2013 14:58 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2013 16:35
Napoletano, handicap e peccato: dai cori negli stadi a Svizzera che non assume

Striscione contro i napoletani

NAPOLI – Napoletano, handicap e peccato: dai cori negli stadi alla Svizzera che non assume. Negli stadi italiani i cori contro i napoletani, con il prevedibile corredo di insulti a tema, valgono le porte chiuse agli ingressi delle curve. Ma basta spostarsi oltralpe, in Svizzera, che l’appartenenza territoriale può diventare addirittura una discriminante per l’assunzione.

E’ quanto accaduto a Mariacristina, 40 anni, di Napoli, con un curriculum impeccabile e un’esperienza di oltre 15 anni nel settore marketing ma con un “difetto” troppo vistoso per poter lavorare nella ridente Lugano: “Il suo accento è troppo meridionale”. Le hanno risposto così, dopo neanche venti secondi di colloquio, per un posto di receptionist nel capoluogo svizzero.

Ma se in Italia l’insulto fa chiudere gli stadi, in Svizzera non vale certo a far chiudere un’azienda tanto spregiudicata da dichiarare apertamente guerra a chi conserva l’inflessione dialettale. Se il napoletano fosse un handicap potrebbe almeno beneficiare di agevolazioni e incentivi all’assunzione. Ma il napoletano è quasi un peccato, una macchia sul curriculum di Mariacristina, altrimenti perfetta per quel posto. Un’offesa da gridare all’indirizzo della curva avversaria. Uno stigma per le squadre costrette a giocare dinanzi a spalti deserti.

Mariacristina, con la crisi e un figlio da crescere, da mesi tenta di trovare lavoro nel paradiso elvetico: ha un curriculum eccellente, esperta di vendite a Napoli, ma soltanto adesso si è scontrata con un’agghiacciante verità. Quell’accento troppo forte e cadenzato che le è costato un viaggio a vuoto fino a Lugano: “Mi hanno fatta parlare 20 secondi – racconta – il tempo di ascoltare il mio accento. Come se non mi avessero già sentita per telefono e non ci fosse scritto sul curriculum, che sono di Napoli”.

Dall’azienda si sono giustificati che non di razzismo si è trattato: “E’ stata una decisione basata su riscontri avuti in passato, non abbiamo alcun pregiudizio verso i meridionali”. E Dario Cadenazzi dell’Unia, il principale sindacato del Ticino, che spiega: “Purtroppo la xenofobia e il razzismo nei confronti di lavoratori immigrati o frontalieri hanno gioco facile nel nostro cantone, vista la pressione sul mercato del lavoro nostrano generata dalla crisi italiana”.

Mariacristina se ne è fatta una ragione: “Ho mandato dozzine di curricula in tutta la Svizzera italiana ma rispondono solo per posti da cameriera o di catering. Ora ho capito il motivo”. I tifosi un po’ meno: sabato sono andati lo stesso di fronte a San Siro, prima di Milan-Sampdoria con bandiere, fumogeni, bombe carta e l’intero repertorio di cori da ultrà contro i napoletani, incluso quello “incrimato” sul Vesuvio che deve “bruciarli tutti” . Su uno striscione c’era scritto: “La chiusura del settore non cancella l’odore: Napoli m….”.