Nazismo. Germania celebra 70 anni da attentato del 1944 contro Hitler

Pubblicato il 20 Luglio 2014 12:38 | Ultimo aggiornamento: 20 Luglio 2014 12:38
Adolf Hitler

Adolf Hitler

GERMANIA, BERLINO – In patria è passato alla storia come il simbolo della resistenza militare, fallita, al regime nazionalsocialista. Anche se per uno storico del calibro di Joachim Fest, apprezzato biografo di Adolf Hitler, resterà sempre un ‘giorno della memoria di seconda classe’.

Domenica la Germania celebra il settantesimo anniversario dell’attentato del 20 luglio 1944, quando un gruppo isolato di oppositori dell’aristocrazia prussiana, riunito intorno alla figura del colonnello conte Claus von Stauffenberg, tentò di uccidere il Fuehrer con un ordigno esplosivo.

Il ricordo ufficiale di quell’evento si è aperto sabato sera con il sindaco di Berlino Klaus Wowereit che ha ricevuto in municipio alcuni parenti delle vittime. Domenica il presidente della Repubblica Federale, Joachim Gauck, e la ministra della Difesa, Ursula von der Leyen, rendono omaggio alla memoria dei caduti insieme al ministro della Giustizia austriaco Wofgang Brandstetter.

In programma una messa nel duomo di Berlino e una celebrazione nel Bendlderblock, dove oggi ha sede parte del ministero della Difesa e dove è eretto un monumento alla memoria dei resistenti cui, pochi giorni fa, ha reso omaggio la cancelliera Angela Merkel.

Gli eventi organizzati in memoria degli attentatori continueranno per tutta la giornata in diversi luoghi della capitale. Gli attentatori puntavano a trattare una pace con gli alleati dopo l’uccisione del dittatore. Ma il tentativo, l’ultimo di una lunga serie, fallì: morirono cinque dei 24 presenti durante l’esplosione della bomba nel quartier generale Wolfsschanze, ‘La Tana del Lupo’ di Rastenburg, nella Prussia orientale, l’attuale Polonia. Hitler, che al momento dell’esplosione fu protetto da un pesante tavolo di legno su cui si era proteso, ne uscì con lievi ferite e una sete di vendetta che si placò solo dopo l’arresto e la condanna a morte di tutti i congiurati. “Voglio che siano impiccati, appesi come bestie da macello”, ordinò.

Convinto di aver ucciso il Fuherer, prima di essere arrestato, von Stauffenberg aveva fatto in tempo a tornare a Berlino per dare il via, con grande ritardo, all’operazione Valchiria, con cui i congiurati speravano di conquistare il controllo dell’esercito nazista. Con Hitler ancora in vita, importanti generali si rifiutarono di prendere parte alla congiura. Nella tarda serata del 20 luglio era così già chiaro che il piano era fallito. Dopo essere stati arrestati, la notte stessa von Stauffenberg e altri tre protagonisti del tentato putsch furono giustiziati nel Bendlerblock di Berlino. Complessivamente, alla fine della vendetta del Fuehrer, furono circa 200 le persone coinvolte nell’attentato uccise dai nazisti.

I primi otto congiurati a essere giustiziati dopo il 20 luglio vennero barbaramente seviziati l’8 agosto dai boia di Hitler, che fece riprendere la scena della loro morte per rivederla la sera stessa. Da molti, in patria e tra gli alleati, il tentativo dei congiurati fu giudicato allora come un gesto opportunistico, per sottrarsi alle proprie responsabilità quando ormai il destino del conflitto appariva segnato. Oggi, a distanza di decenni, la loro memoria sembra invece aver definitivamente riacquistato dignità.