Oslo: bomba e sparatoria, almeno 80 morti. Arrestato un norvegese

Pubblicato il 23 Luglio 2011 1:09 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2011 8:33

OSLO – Un’autobomba in pieno centro, poi una sparatoria contro un raduno di giovani laburisti a pochi chilometri dalla città. Due attacchi che hanno trasformato Oslo in una zona di guerra e hanno provocato una strage. Ma a causarli non sarebbe stato un comando armato, bensì la mano di un norvegese, 32 anni, responsabile sia dell’autobomba che degli spari sull’isola di Utoya. Secondo una prima ricostruzione della polizia, l’opera di un folle.

Il bilancio ufficiale è di almeno 80 morti, alcuni provocati dall’ordigno esploso nel cuore della capitale vicino ad alcuni uffici governativi (guarda le foto) e altri uccisi a colpi di arma da fuoco sull’isolotto di Utoya, non lontano dalla capitale norvegese, dove centinaia di giovani tra i 14 e i 18 anni stavano tenendo un campo estivo organizzato dal partito laburista.

Secondo quanto ha annunciato il ministro della giustizia Knut Storberget l’uomo arrestato dopo la sparatoria dell’isola di Utoya è proprio di nazionalità norvegese. Qualche ora prima, pare fosse stato visto anche in centro, dove la bomba è esplosa. Questo rafforza l’ipotesi che si sia trattato di un attacco coordinato secondo la polizia. Su di esso pesa l’ombra del terrorismo islamico, vista la rivendicazione di un gruppo jihadista sconosciuto, ma la polizia è più che scettica. La bomba fatta esplodere nel pieno centro della capitale norvegese e la successiva sparatoria sull’isolotto di Utoya, stando alle prime valutazioni degli inquirenti assomigliano più ad un attacco in stile Oklahoma City che a un attentato tipo Torri Gemelle.

Il 19 aprile 1995 un edificio federale di Oklahoma City venne fatto saltare in aria da un estremista bianco. Nell’attentato, il più grave in territorio Usa prima di quelli dell’11 settembre 2001, morirono 168 persone. Il responsabile, l’ex reduce della prima Guerra del Golfo Timothy McVeigh, fu giustiziato l’11 giugno 2001 tramite iniezione letale. A Terry Nichols, il suo complice di McVeigh, fu inflitto l’ergastolo. Stando a quanto riferito dalla Tv norvegese Nrk, gli attacchi di Oslo sarebbero stati però rivendicati da un gruppo islamico chiamato i “Sostenitori della Jihad globale”.

In una conferenza stampa tenuta venerdì sera in diretta Tv, il premier Jens Stoltenberg ha detto di non poter né confermare né smentire le notizie di una presunta rivendicazione jihadista. Nella conferenza stampa, il premier ha promesso che i colpevoli ”saranno presi” e assicurati alla giustizia. Poco prima c’era stata una riunione di emergenza del governo tenuta in un luogo segreto. E’ stato deciso anche di sospendere gli accordi di Schengen e di ripristinare i controlli alle frontiere.

La polizia ha inoltre annunciato di avere ritrovato dell’esplosivo non utilizzato sull’isola della sparatoria dove circa 600 giovani stavano trascorrendo una vacanza trasformatasi improvvisamente in un terrorizzante incubo. La Tv pubblica Nrk, in serata ha poi reso noto che la polizia avrebbe rinvenuto un ordigno non esploso nei pressi della sua sede.

Quello di venerdì è un tranquillo pomeriggio estivo scandinavo, da poco sono passate le 15:25, quando a Oslo è l’inferno. Una forte esplosione scuote la sede del giornale Vg, vicina all’ufficio del primo ministro Jens Stoltenberg. La deflagrazione danneggia la maggior parte delle finestre della sede del giornale, dove crolla anche il tetto, e dell’edificio governativo. Poco dopo arriva la conferma delle prime vittime, mentre la polizia comunica che l’esplosione è stata causata da una bomba. Si ipotizza anche un’autobomba dopo che un ufficiale di polizia riferisce che, secondo le immagini delle telecamere di sorveglianza, ”una grande automobile è stata vista passare nel quartiere del governo pochi istanti prima dell’esplosione”.

”La situazione è grave, la violenza non ci deve terrorizzare”, afferma il primo ministro Stoltenberg, che aggiunge di non poter dire dove si trova al momento, ma precisa di essere sano e salvo, come anche gli altri ministri del suo governo. La polizia ordina subito l’evacuazione di alcune zone del centro di Oslo. Nella capitale regna il caos con i soldati schierati in pieno centro. Numerosi video postati sui siti dei quotidiani norvegesi e su quelli internazionali testimoniano scene di panico e gente in fuga, mentre sui social network come Twitter sono centinaia i messaggi che si accavallano sulla situazione nella città, con immagini ricordano l’attentato a Mumbai.

Passano tre ore e il Paese scandinavo viene nuovamente scosso dalla sparatoria a Utoya, nella grande periferia di Oslo dove è in corso un meeting dei giovani laburisti, e dove era atteso il premier Stoltenberg. Ad aprire il fuoco, si scoprirà poco dopo, è un uomo dall’aspetto scandinavo, vestito da poliziotto che esplode almeno una decina di colpi di arma da fuoco e che poco dopo viene arrestato. E la tensione continua dopo che la polizia comunica che nel campo potrebbero esserci degli esplosivi.

Immediate arrivano le condanne di quanto accaduto: dagli Stati Uniti il presidente Barack Obama afferma che gli eventi di Oslo ricordano l’importanza della lotta al terrorismo, mentre il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, si dice ”scioccato”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha condannato il ”vile atto terroristico” mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espresso la sua vicinanza alla Norvegia. Ferma condanna anche dalla Nato.