Oskar Gröning, 4 anni al contabile di Auschwitz: “Complice nell’assassinio di 300 mila ebrei”

di Marta Sartori
Pubblicato il 15 luglio 2015 20:25 | Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2015 20:26
Oskar Gröning: 4 anni al contabile di Auschwitz

Oskar Gröning: 4 anni al contabile di Auschwitz

LUNEBURG, GERMANIA – Oskar Gröning, il ”contabile di Auschwitz”, è stato giudicato colpevole di “complicità nell’assassinio di 300 mila ebrei morti nelle camere a gas” e condannato a 4 anni di carcere. Così si è chiuso in Germania uno degli ultimi processi a ex nazisti. La corte ancora non ha stabilito se l’ex ufficiale delle SS, oggi novantaquattrenne, sconterà la pena in un istituto penitenziario, di cura o ai domiciliari. L’uomo non ha materialmente ucciso nessuno, ma era parte dell’apparato burocratico nazista: dato che aveva lavorato in una banca prima della guerra era stato scelto per gestire i beni tolti ai deportati (denaro, soprattutto) prima che venissero uccisi.

Gröning era già stato indagato nel 1978, senza che si desse poi corso a un procedimento giudiziario perché non poteva essere collegato materialmente al genocidio. Ma quando l’ucraino John Demjanjuk è stato condannato per le sue mansioni amministrative nel campo di Sobibor il verdetto ha ribaltato oltre 50 anni di interpretazione della legge penale per i crimini nazisti. Per la corte la mera presenza in un campo di concentramento dimostrava che l’uomo fosse cosciente dello genocidio e quindi complice. Il fatto di essere stato guardia a Sobibor rendeva Demjanjuk parte della macchina dello sterminio. Non importava che non ci fossero prove che attribuissero alla sua responsabilità diretta nessuna delle morti. A questa svolta si deve il processo a Gröning, cominciato nell’Aprile 2015 e terminato solo il 15 Luglio a causa dei problemi di salute dell’imputato, che non può stare in aula più di tre ore al giorno.

A differenza di John Demjanjuk, Oskar Gröning non ha negato il suo coinvolgimento, confutando anche in modo esplicito gli argomenti dei negazionisti: “È un mio dovere, alla mia età, dire le cose che ho visto e oppormi a coloro che le negano. Ho visto i forni crematori, ho visto le fosse dove si bruciavano i corpi. Voglio che voi sappiate che queste atrocità sono esistite. Io ero lì”. Gröning ha descritto nei dettagli alcuni fatti a cui ha assistito, ammettendo che quegli eventi lo hanno ossessionato per tutta la vita: più volte, come ribadito oggi nella sua prima udienza in tribunale, ha chiesto perdono. Gröning ha riconosciuto la sua colpevolezza morale e il suo pentimento, ”quanto alla mia responsabilità giuridica, lascio a voi la decisione” aveva aggiunto ad Aprile, rivolgendosi alla Corte.

L’ex ufficiale aveva dichiarato di essere stato un fervente nazista, ma non sapeva che Auschwitz fosse uno campo di sterminio prima di arrivarci. Infatti una volta là ha resistito solo due mesi (dal 16 maggio all’11 luglio del 1944). ”Quando un neonato piangente fu estratto da una valigia – dove probabilmente era stato nascosto dalla madre nella speranza che si salvasse – una SS lo prese e gli spaccò la testa contro un furgone”, racconta. ”È stato il momento peggiore della mia vita” ha dichiarato Gröning. Il giorno dopo chiese il trasferimento, che ottenne solo dopo la terza richiesta.

Tra i testimoni del processo c’era anche Eva Mozes Kor, 81 anni, nata in Romania e sopravvissuta all’Olocausto, durante il quale fu sottoposta assieme a sua sorella gemella ad alcuni esperimenti di eugenetica. Giovedì 23 aprile, dopo aver testimoniato al processo, Kor ha voluto stringere la mano a Groening, che a sua volta l’ha baciata sulla guancia. La Kor ha poi pubblicato su Quora, una rete sociale dedicata all’informazione, un articolo in cui spiegava i motivi del suo gesto:

”Tutto ciò di cui è accusato secondo me lo ha compiuto. Personalmente ho perdonato i nazisti e tutti quelli che mi hanno fatto del male, ma ho detto a Groening che il mio perdono non mi impedisce di accusarlo né di considerarlo responsabile per le sue azioni. Groening era solo un piccolo ingranaggio in una grande macchina assassina, ma le macchine non possono funzionare senza i piccoli ingranaggi. Conosco molte persone che mi criticheranno per questa foto, ma non mi importa. Si è trattato di due esseri umani che si incontrano settant’anni dopo. Per come sono fatta, non capirò mai perché alcune persone preferiscono la rabbia a un gesto di buona volontà. Vi faccio una domanda: cosa desideriamo per il futuro? Vogliamo continuare ad accusarci a vicenda? In che modo potrebbe funzionare? Osservate il mondo di oggi: questo metodo non sta funzionando. Tutto quello che abbiamo è un mucchio di gente piena di rabbia. Molte delle persone che siedono qui in tribunale oggi sono venute solo per accusare Groening di colpe che ha già ammesso. A che scopo? Non credo che dovremo erigere una statua in suo onore, ma credo che Groening possa essere un buon esempio per i giovani dicendo che ciò a cui ha preso parte è stato orribile e sbagliato, e che ora se ne è pentito. Sarebbe un messaggio davvero utile per la società. Se fosse dipeso da me, il dialogo fra responsabili e coloro che hanno subito violenze sarebbe iniziato molto tempo fa e avrebbe aiutato i sopravvissuti a farsi una ragione della cosa e forse a stare meglio. E a non trasmettere il dolore che provavano ai propri figli. La mia idea è che le vittime e i responsabili delle violenze si vengano incontro, affrontino la realtà, provino a stare meglio e a lavorare affinché ciò che è successo non ricapiti mai più.