Panama Papers. Germania, 25 banche coinvolte in evasione e riciclaggio

di Caterina Galloni
Pubblicato il 18 maggio 2019 5:37 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2019 1:51
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Panama Papers. Germania, 25 banche coinvolte in evasione e riciclaggio

ROMA – Italiani evasori? Nemmeno i tedeschi scherzano. E quando lo fanno lo fanno alla grande. Lo ha confermato la rivelazione del Fisco tedesco sulle indagini in corso dopo la pubblicazione dei Panama Papers.

Le banche coinvolte sono in tutto 25: 11 sono state perquisite dalla Polizia, altre 14 hanno consegnato spontaneamente i documenti. Sotto inchiesta anche 8 individui: nessun nome, nessuna intercettazione, nessun commento nelle notizie diffuse dalle autorità fiscali tedesche. Ma i numeri sono impressionanti. E la dicono lunga sul fatto che non siano solo gli italiani a volere sfuggire alle grinfie del Fisco, anzi probabilmente sono solo gli ultimi arrivati.

Le perquisizioni si sono svolte a Francoforte e in altre sei città della Germania ed hanno coinvolto agenti della Polizia criminale federale, l’Ufficio statale per le indagini criminali di Amburgo e sei diverse autorità fiscali regionali. Nel mirino degli investigatori ci sono otto persone, clienti di una ex filiale Deutsche nelle Isole Vergini britanniche.

Le perquisizioni, iniziate all’alba di mercoledì e proseguite nel pomeriggio, fanno parte della stessa inchiesta avviata lo scorso novembre per accuse di riciclaggio di denaro legate al cosiddetto scandalo Panama Papers, con il presunto coinvolgimento della Deutsche Bank.

Si ritiene che le otto persone sotto inchiesta abbiano fondato società in paradisi fiscali offshore con la complicità di un’ex filiale della Deutsche Bank nelle Isole Vergini britanniche. I pubblici ministeri di Francoforte hanno affermato che potrebbero astenersi dal perquisire 14 banche e quattro consulenti fiscali se consegneranno le prove volontariamente.

Tra gliedifici perquisiti, gli uffici di consulenti fiscali e società di gestione patrimoniale a Monaco di Baviera, Amburgo, Bad Tölz, Bonn, Düsseldorf, Francoforte, Aquisgrana, Colonia e Sylt, un’isola al largo della costa del Mare del Nord. “Con la complicità di un’ex filiale di una grande banca tedesca, si ritiene che abbiano fondato società nei paradisi fiscali delle Isole Vergini britanniche per nascondere redditi da capitale alle autorità fiscali tedesche ed evadere le tasse dovute”, hanno scritto in una nota i pubblici ministeri di Francoforte.

La Deutsche Bank ha rilasciato una dichiarazione sottolineando che le indagini riguardano i privati e non la banca, gli uffici non sono stati perquisiti e ha aggiunto che sta collaborando con gli investigatori consegnando volontariamente i documenti richiesti. 

In Germania, l’ultimo vasto blitz legato a un caso che ha scosso gli investitori e le autorità di regolamentazione, si è svolto il 29 e il 30 novembre 2018 e ha coinvolto più di 170 agenti che hanno perquisito la sede della Deutsche Bank e altri uffici. Il deludente risultato del quarto trimestre subito a febbraio dalla banca tedesca  è stato dovuto in parte, secondo i capi, alla pubblicità negativa riguardo le perquisizioni. 

La banca continua a negare qualsiasi coinvolgimento. La piccola filiale nelle Isole Vergini britanniche faceva parte del business Global Trust Solutions, successivamente venduto da Deutsche Bank a NT Butterfield & Son, un istituto di credito con sede a Bermuda.

Panama Papers, che risale al 2016, è il nome dato agli 11,5 milioni di documenti emersi grazie a un’inchiesta giornalistica, la più grande fuga di notizie finanziarie della storia, svolta a livello internazionale da 378 giornalisti. I documenti rivelavano come una gigantesca massa di denaro fosse dirottata da studi legali internazionali e banche verso paradisi fiscali per conto di leader politici, uomini d’affari, vip dello sport e dello spettacolo.  

Fonte: Daily Mail