Papa: “L’aborto e le iniziative contro la famiglia sono le sfide più pericolose per il bene comune”

Pubblicato il 13 maggio 2010 18:38 | Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2010 20:23

Benedetto XVI

L’aborto e le iniziative contrarie alla famiglia “fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna” sono tra le “più insidiose e pericolose sfide che oggi si pongono al bene comune”. Lo ha affermato Benedetto XVI durante l’incontro di questo pomeriggio a Fatima con le organizzazioni della pastorale sociale. Richiamando “l’urgente impegno dei cristiani nella difesa dei diritti umani, attenti alla totalità della persona umana nelle sue diverse dimensioni”, il Papa ha espresso “profondo apprezzamento a tutte quelle iniziative sociali e pastorali che cercano di lottare contro i meccanismi socio-economici e culturali che portano all’aborto e che hanno ben presenti la difesa della vita e la riconciliazione e la guarigione delle persone ferite dal dramma dell’aborto”.

Secondo il Pontefice, “le iniziative che hanno lo scopo di tutelare i valori essenziali e primari della vita, dal suo concepimento, e della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, aiutano a rispondere ad alcune delle più insidiose e pericolose sfide che oggi si pongono al bene comune”. “Tali iniziative – ha concluso Benedetto XVI – costituiscono, insieme a tante altre forme d’impegno, elementi essenziali per la costruzione della civiltà dell’amore”. Il richiamo del Papa alla difesa della vita e della famiglia tradizionale assume un particolare significato in un Paese come il Portogallo, dove le polemiche sull’aborto e sulla recente legge sui matrimoni gay hanno caratterizzato il dibattito pubblico.

Nel mondo della politica, uno degli “ambienti umani dove il silenzio della fede è più ampio e profondo”, “c’é bisogno di autentici testimoni di Gesù Cristo”. Lo ha affermato Benedetto XVI durante l’incontro di questa sera a Fatima con i vescovi del Portogallo. “I tempi nei quali viviamo – ha detto il Papa – esigono un nuovo vigore missionario dei cristiani, chiamati a formare un laicato maturo, identificato con la Chiesa, solidale con la complessa trasformazione del mondo”.

“C’é bisogno di autentici testimoni di Gesù Cristo – ha proseguito Benedetto XVI -, soprattutto in quegli ambienti umani dove il silenzio della fede è più ampio e profondo: i politici, gli intellettuali, i professionisti della comunicazione che professano e promuovono una proposta monoculturale, con disdegno per la dimensione religiosa e contemplativa della vita”. Ratzinger ha poi aggiunto che “in tali ambiti non mancano credenti che si vergognano e che danno una mano al secolarismo, costruttore di barriere all’ispirazione cristiana”. Quindi, l’invito del Papa ai vescovi a sostenere i politici e gli intellettuali cattolici: “quanti difendono in tali ambienti, con coraggio, un vigoroso pensiero cattolico, fedele al Magistero – ha detto il Pontefice -, continuino a ricevere il vostro stimolo e la vostra parola illuminando, per vivere, da fedeli laici, la libertà cristiana”. “Dobbiamo aiutare i movimenti a trovare la strada giusta, facendo delle correzioni con comprensione”. E allo stesso tempo, essi “devono sottomettersi alla guida dei pastori”.

Parlando al clero riunito a Fatima, Benedetto XVI ha detto che “per troppo tempo si è relegata in secondo piano la responsabilità dell’autorità episcopale come servizio alla crescita degli altri, e, prima di tutti, dei sacerdoti”. Non si tratta di ritornare al passato – ha aggiunto Ratzinger -, né di un semplice ritorno alle origini, ma di un recupero dei fervore delle origini, della gioia dell’inizio dell’esperienza cristiana”.