Benedetto XVI a Cipro: non parla della questione turca ma invita i cristiani all’ecumenismo

Pubblicato il 4 Giugno 2010 14:57 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2010 15:45

Benedetto XVI, nella prima cerimonia da lui presieduta nell’isola di Cipro, non ha risposto in pubblico all’appello che gli ha rivolto l’arcivescovo ortodosso Chrysostomos II perché cooperi attivamente con i greco-ciprioti per porre fine all’occupazione turca della parte nord dell’isola. Il pontefice ha invece lanciato un’esortazione per l’ecumenismo tra i cristiani.

Il luogo scelto per la prima cerimonia è carico di simboli. A Paphos, dove il papa è sbarcato oggi, approdò nel lontano 45 dopo Cristo San Paolo. Era accompagnato da Barnaba e tenne il primo viaggio apostolico per predicare le parole di Cristo. L’apostolo delle genti riuscì perfino a convertire il proconsole romano, Sergio Paolo. «Fu quindi da questo posto – ha sottolineato il pontefice – che il messaggio del Vangelo cominciò a diffondersi in tutto l’impero, e la Chiesa, fondata sulla predicazione apostolica, fu capace di piantare radici in tutto il mondo fino ad allora conosciuto». Benedetto XVI ha parlato nell’area archeologica di Paphos, dove sorge anche la chiesa di Aghia Kiriaki Chrysopolitissa, risalente al XIII secolo ed oggi aperta al culto di tutte le comunità cristiane. Sul palco, oltre al Papa e al capo della Chiesa greco-ortodossa di Cipro, anche una dozzina di metropoliti del Santo Sinodo locali. Attorno alle rovine, una folla di alcune centinaia di fedeli ortodossi e cattolici in festa. «Oggi – ha osservato il Papa – dobbiamo essere grati al Signore, il quale, mediante il suo Spirito, che ci ha condotto, specie negli ultimi decenni, a riscoprire la ricca eredità apostolica condivisa da Oriente e da Occidente, e, mediante un dialogo paziente e sincero, a trovare le vie per riavvicinarci l’un l’altro, superando le controversie del passato e guardando a un futuro migliore».

In una conferenza stampa, tenuta a bordo dell’aereo che lo portava verso Cipro, il Papa ha rimarcato i grandi progressi «nella comune testimonianza dei valori cristiani del mondo secolarizzato». Ha poi sottolineato come essa sia «una testimonianza fondamentale di un’unità molto profonda della fede» tra cattolici e ortodossi.