Parigi sotto i raid del terrore, doppio assedio ai killer: ostaggi e vittime

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Gennaio 2015 15:15 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2015 17:27
Parigi sotto i raid del terrore, doppio assedio ai killer: ostaggi e vittime (foto Ansa)

Parigi sotto i raid del terrore, doppio assedio ai killer: ostaggi e vittime (foto Ansa)

PARIGI – A 40 chilometri da Parigi ci sono i fratelli Kouachi asserragliati in una tipografia con alcuni ostaggi. A Parigi città, invece, l’uomo che giovedì ha ucciso una vigilessa ha preso 6 ostaggi in un negozio ebraico. C’è un ferito grave, nessuna vittima come invece era stato detto in un primo momento. Ha una complice con sé, la fidanzata di 26 anni Hayat Boumeddiene.

L’assedio è doppio, dunque. A Dammartin en Goele, la cittadina a 40 chilometri da Parigi in cui sono asserragliati i killer del Charlie Hebdo, i militari stanno preparando il blitz dopo ore di trattativa. Vogliono i due fratelli vivi, per salvare la pelle agli ostaggi e per non avere i due assassini morti e, quindi, muti.

Amedy Coulibaly invece è l’uomo di 32 anni che dalle 13,32 ha fatto irruzione nel negozio kosher, ovvero di alimenti ebraici, in zona Port de Vincennes. E’ armato con due fucili d’assalto e chiede che i due fratelli Kouachi vengano liberati: altrimenti ucciderà gli ostaggi. E tra questi ci sarebbe, secondo la stampa israeliana, anche un bimbo di sei mesi, Noah.

Il  “terzo uomo”, conosce i due franco-algerini, fanno parte della stessa cellula jihadista.

Il video dei blitz in corso

La prefettura di Parigi ha ordinato la chiusura di tutti i negozi di Rue de Rosiers, il cuore del quartiere ebraico di Parigi. La tangenziale è chiusa, decine di camionette della polizia bloccano tutto il traffico. Una cosa che non si vedeva dai tempi dei nazisti.

La polizia armi in pugno ha bloccato l’accesso alla metropolitana davanti al Trocadero, davanti alla Tour Eiffel: pieno centro, zona quindi frequentata non solo da migliaia di parigini ma anche da migliaia di turisti.

Del tutto inedito, in epoca contemporanea, è lo stato di assedio di Parigi. Un assedio scandito da raid terroristici. Ostaggi e vittime, spari e sangue, in nome di Allah. Non è stato un unico atto eclatante, ma siamo in presenza di una rete coordinata di azioni paramilitari, spietate, portate rapidamente a compimento in diverse zone della città.

Qualcosa che ovviamente paralizza le forze dell’ordine e i militari, che accorrono in massa lì dove avviene l’ultima sparatoria e lasciano scoperte altre zone. E i killer approfittano di questo, colpendo zone simboliche lasciate scoperte: i vignettisti che offendono Maometto, i vigili, gli ebrei.

Paralizza non solo chi in prima persona ha a che fare con i terroristi, ma gli abitanti stessi di Parigi, alle prese in queste ore con problemi oggettivi: come spostarsi, uscire di casa, come fare a fidarsi a portare i propri figli a scuola? Come, in definitiva, pensare di condurre una vita normale in una città da 48 ore sotto assedio come non si vedeva dai tempi della guerra?