Paul Gascoigne: “E’ buio. Non vedo quel poliziotto nero”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Dicembre 2015 6:30 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2015 8:36
Paul Gascoigne: "E' buio. Non vedo quel nero". Denunciato

Paul Gascoigne (Foto Ansa)

LONDRA – “C’è troppa poca luce. Non riesco a vedere quell’uomo di colore”: per questa frase l’ex campione di calcio Paul Gascoigne rischia nuovi guai con la giustizia.

La leggenda del calcio, 48 anni, è accusata di “crimini d’odio” per aver proferito quella frase durante uno show al Wolverhampton Civic Hall, nel Regno Unito. L’episodio, riferisce il Daily Mail, è avvenuto lo scorso 30 novembre durante lo show “An Audience With Paul Gascoigne”, uno spettacolo i cui biglietti sono stati venduti addirittura per 350 sterline.

Adesso quell’episodio rischia di costargli caro. E dire che Gascoigne si era appena messo alle spalle altri guai, quelli con le dipendenze, sia da alcolici sia da droghe.

Solo pochi giorni fa Gascoigne era tornato sulle pagine dei giornali per una dichiarazione scioccante: aveva infatti detto di aver aiutato un serial killer quando era sotto l’effetto della droga.

In un’intervista al Daily Mirror l’ex centrocampista della nazionale inglese, della Lazio e dei Rangers ha ricordato quando cercò di aiutare, a suo modo, il serial killer Raoul Moat. Raoul Moat, un ex culturista pluripregiudicato di 37 anni che non accettava di essere stato lasciato dalla fidanzata 22enne il 3 luglio 2010 fece fuoco contro l’ex e il suo compagno.

La ex rimase ferita mentre il suo compagno morì. Da quel momento iniziò una lunga caccia all’uomo, durante la quale Moat ferì due poliziotti. La caccia all’uomo durò fino a quando Moat non si asserragliò all’interno di un edificio. Le forze speciali della polizia lo circondarono per ore, cercando di trattare con l’uomo per convincerlo ad arrendersi.

“Ero stravolto, bevevo whisky e tiravo cocaina – racconta Paul Gascoigne – Poi ho visto le immagini in diretta tv, e siccome conoscevo Moat quando era un bambino, pensai che dovevo fare qualcosa. L’ispirazione mi è venuta mentre tiravo, saranno state 14 strisce in tutto, e allora decisi di portargli del pollo, della birra e delle canne da pesca. Andare a pescare mi aveva aiutato molto in passato, così decisi che gli avrebbe fatto bene. Quando dissi al tassista di portarmi sul posto, tremava terrorizzato e quando mi dissero di andare via, ero disperato: quel pollo stava diventando freddo. Al mattino seguente, mi svegliai e vidi che avevo qualcosa come 250 chiamate perse sul cellulare: non ricordavo nulla, eppure sapevo che dovevo aver combinato qualcosa di grosso”.