Playstation, Governo vuole intercettare. Ma link Isis bufala

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Novembre 2015 12:44 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2015 13:05
Playstation, Governo vuole intercettare. Ma link Isis bufala

Playstation, Governo vuole intercettare. Ma link Isis bufala

ROMA – Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha chiesto, per contrastare la minaccia terroristica attuale, di estendere il raggio d’azione delle intercettazioni: “Dobbiamo potenziare la capacità di intercettare informazioni da qualunque tipo di strumento della rete, dalle playstation ai programmi per scaricare musica, alle chat dove può avvenire lo scambio”.

Playstation 4, insieme alle chat di Skype e Whatsapp, che sono già tecnicamente intercettabili, sono finite nel mirino. Sulla consolle più amata dai consumatori di giochi online si concentra però il massimo dell’attenzione. Perché, prima e soprattutto dopo gli attentati di Parigi, si è scatenata una specie di psicosi, cui non sembra insensibile nemmeno il Governo.

Isis scambia messaggi, recluta, complotta, pianifica attentati tramite messaggi criptati su Playstation 4: questa informazione, in realtà, è meno di una congettura, giornalisticamente poco più di una “bufala”, visto che sebbene non si possa escludere un utilizzo criminale dei più diversi dispositivi di ultima generazione, non esiste nessuna evidenza, nessuna prova che gli attentatori di Parigi, o altri a loro collegati, l’abbiano mai fatto.

Le dichiarazioni del ministro belga. Anche il Corriere della Sera, nel riferire l’intervento del ministro, accoglie il link Isis-PS4, come un dato di fatto (“Come dimostrano le indagini per gli attentati di Parigi, ormai i terroristi comunicano via playstation”). Già il 17 novembre scorso il quotidiano Le Monde smentiva questa versione dei fatti. Nella sua sezione ‘Decodeurs’, dedicata al fact checking, Le Monde scrive che si tratta di una “voce falsa”, nata da una dichiarazione del ministro dell’Interno belga, Jan Jambon prima degli attacchi. Lo

“Le dichiarazioni di Jambon, i cui dettagli sono tra l’altro tecnicamente discutibili, sono in realtà di… martedì scorso, e non hanno niente a che vedere con l’inchiesta su Parigi”. L’intervento di Jambon, nato all’interno di un dibattito realizzato dalla rivista Politico.com, ha generato una psicosi generale perché alimentata e, infondatamente avallata, sull’onda emotiva degli attentati che pochi giorni dopo avrebbero colpito Parigi.

Il giornalista di Forbes dà l’allarme poi, inascoltato, smentisce. La notizia, rilanciata da Forbes, che erano state trovate prove inconfutabili dell’utilizzo da parte dei terroristi della famosa consolle, è stata poi ingigantita dal Daily Mail, che più di tutti ha contribuito a renderla virale. Con effetti parossistici per cui si consigliava di vigilare sui propri figli vittime privilegiate e inconsapevoli della predicazione Isis tramite chat tutt’altro che innocue.  Non è servita a nulla la smentita di Joe Tassi, il giornalista di Forbes: il suo articolo da solo è stato seguito da mezzo milione di lettori, la sua ritrattazione piena e imbarazzata (“nessuna consolle è stata confiscata, dell’inchiesta non è uscito nulla, ho capito male”) si è persa nel vento digitale.