Il killer di Reading un richiedente asilo libico sfuggito agli 007. Terrorista o squilibrato?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Giugno 2020 19:52 | Ultimo aggiornamento: 21 Giugno 2020 19:52
Attentato a Reading, uccise tre persone

Il killer di Reading un richiedente asilo libico sfuggito agli 007. Terrorista o squilibrato? (foto ANSA)

LONDRA – Si chiama Khairi Saadallah il 25enne che ieri, sabato 20 giugno, ha accoltellato a caso una mezza dozzina di persone in un parco di Reading, città dell’Inghilterra meridionale nella Valle del Tamigi, uccidendone tre e ferendone gravemente altre tre in un attacco qualificato come “terroristico” dagli investigatori dopo qualche esitazione ufficiale.

E su cui pesa tuttavia pure il sospetto di una componente di squilibrio mentale.

Il suo arresto per ora sembra aver chiuso il cerchio della ricerca dei colpevoli.

Il contesto quello di un ennesimo lupo solitario, privo di complici.

Ma diversi interrogativi devono essere ancora sciolti, come ha lasciato intendere lo stesso premier Boris Johnson indicando la necessità che le indagini “proseguano fino in fondo”.

Al centro dell’attenzione è il profilo dell’arrestato:

di origine libica (come il terrorista kamikaze Salman Abedi che nel 2017 fece strage alla Manchester Arena), residente a Reading come richiedente asilo ed entrato nel radar dei servizi segreti interni di Sua Maestà dell’MI5 fin dall’anno scorso, riferiscono i media;

eppure uscito dal carcere senza apparenti vincoli di sorveglianza a fine 2019 dopo una condanna a poco più di 12 mesi per reati “minori” di criminalità comune.

Il profilo di un personaggio sospetto, ma anche di psicolabile, secondo fonti d’intelligence che ne hanno evocato la “salute mentale” come “un fattore importante” nell’accaduto:

contagiato magari da suggestioni radicali proprio in prigione.

Neal Basu – numero due di Scotland Yard e capo dell’antiterrorismo britannico, intervenuto nelle indagini su richiesta della Thames Valley Police – ha lasciato balenare qualche analogia con gli ultimi due raid di terrorismo fai-da-te verificatisi a Londra nei mesi scorsi, fra novembre e febbraio:

in particolare quello perpetrato 7 mesi fa a London Bridge da Usman Khan, jihadista in libertà condizionata abbattuto da un agente dopo aver ucciso a coltellate due giovani ricercatori impegnati nel reinserimento degli ex detenuti indossando un finto gilet esplosivo.

Similitudini solo parziali del resto, nelle parole estremamente prudenti di Basu.

“Nulla ci fa ritenere che vi sia qualcun altro coinvolto e al momento non ricerchiamo nessuno”, si è infatti limitato a dire l’alto funzionario, confermando che il fascicolo aperto riguarda formalmente la legge sul terrorismo vista la dinamica dell’episodio, ma insistendo che l’esatto movente di “questa atrocità” resta al momento “lontano dall’essere chiaro”.

Certi sono invece gli attimi di terrore vissuti ieri sera a Reading, nel parco di Forbury Gardens, due ore dopo una pacifica manifestazione antirazzista del movimento Black Lives Matter con cui è confermato non esserci stato alcun legame.

Un testimone oculare, Lawrence Wort, 20enne personal trainer, li ha raccontati alla Bbc quasi in presa diretta: dal momento in cui il 25enne è apparso con in mano “un coltellaccio la cui lama doveva essere lunga una dozzina di centimetri”;

a quello in cui ha preso di mira vari capannelli di persone che bevevano e chiacchieravano all’aperto in una serata di bel tempo coincisa con il giorno più lungo dell’anno (quello del solstizio d’estate), approfittando del recente rilassamento delle restrizioni legate al coronavirus;

fino a quello in cui ha scatenato la sua personale orgia di sangue mulinando fendenti al collo e al corpo delle vittime, prima di essere placcato con mossa da rugby da un poliziotto esaltato come “eroe” dai tabloid.

“Sono inorridito e disgustato”, ha commentato da parte sua Johnson, dopo aver presieduto una riunione dei vertici delle sicurezza nazionale.

Per ora l’allerta terrorismo nel Regno resta al livello 3 su una scala di 5.

Ma il premier ha avvertito che “se ci saranno ulteriori lezioni da trarre” sulle misure legali di sorveglianza per gli ex reclusi, già irrigidite dopo l’attacco di London Bridge (e, chissà, su eventuali nuovi buchi dell’MI5), il governo Tory “non esiterà ad agire”. (fonte ANSA)