Rennes-le-Château patria dei tesori esoterici: scoperto bottino visigoto del sacco di Roma

Pubblicato il 1 Agosto 2011 14:05 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 14:05

RENNES-LE-CHÂTEAU – Una cittadina nel sud della Francia di appena 91 abitanti, Rennes-le-Château è la capitale europea del mistero, meta ogni anno di oltre 120 mila turisti, numero che dopo l’uscita del fortunato romanzo Il codice Da Vinci di Dan Brown è decisamente aumentato. Nella città si celano misteriosi tesori sia spirituali che materiali secondo quanti partono alla loro ricerca. Tra i tesori perduti di Templari, Catari, priori di Sion ed il santo Graal ora spunta un nuovo mistero: nel vicino comune di Sougraigne tre ricercatori ritengono di aver individuato il bottino del sacco di Roma di Alarico, seppellito dai Visigoti in cima al “pech” d’En-Couty, in una cavità rocciosa.

Il tesoro che i Visigoti avrebbero nascosto in cima alla montagna scuote l’animo dei curiosi, tanto che ora la Gendarmeria è costretta a presidiare la montagna da eventuali razzie, dopo che uno dei ricercatori escluso dalla scrittura di un libro dagli altri due, ha rivelato quanto scoperto su internet, inclusa mappa del tesoro. Non è però un problema per i tranquilli cittadini di Rennes, che al turismo intenso, e soprattutto ai turisti eccentrici attirati dai misteri esoterici del luogo, sono già abituati, tanto che per contenere l’entusiasmo dei cacciatori di tesori nel 1965 un’ordinanza comunale sancì il divieto di qualsiasi tipo di scavo, come ha spiegato il sindaco Alexandre Painco: “sa, usavano la dinamite, poteva essere pericoloso”.

Le vicende di questa città infatti iniziano nel 1885 quando l’abbé Bérenger Saunière giunse nella chiesa vecchia e in rovina e in poco tempo la rimise a nuovo, non si sa con quali finanze, e adottò uno stile di vita non proprio parsimonioso, che gli costò una sospensione “a divinis” giunta dopo la sua morte nel 1917, legata ad alcuni traffici illeciti che andavano dalle messe vendute ad un amore non proprio casto nutrito per la sua perpetua, poi divenuta sua erede. Le finanze che gli permisero di mantenere il suo status rimasero segrete e lasciarono spazio alle ipotesi: il parroco aveva forse rinvenuto uno dei tanti tesori misteriosi che Rennes nasconde, oppure trovò dei documenti, come i manoscritti di Maria Maddalena, con cui ricattare il Vaticano? Una risposta ad oggi non c’è: il dubbio rimane e la caccia al tesoro perduto sembra non destinata ad esaurirsi.

Il vero tesoro per questa città è sicuramente la popolarità dovuta agli oltre 500 libri pubblicati sui misteri che Rennes cela, successori del fortunato esordio della città nel mondo letterario con L’or de Rennes di Gérard de Sède del 1967. Altro celebre scrittore che ha narrato al mondo dei tesori di Rennes è l’inglese Henry Lincoln, con The Holy Blood e con The Holy Graal, testi di riferimento per Dan Brown nella stesura del suo romanzo, e che della mania collettiva dell’esasperata caccia ha detto: “Penso che sono tutti pazzi. E che la gente crede perché vuole credere. Ieri due signore olandesi mi hanno chiesto dov’era la grotta di Maria Maddalena. Ho provato a spiegare che qui si è sempre chiamata “grotte du Fournet”, loro non ci credevano”.

Ma per i cittadini alimentare il turismo è importante, poco importa che gli eccentrici turisti vivano la sindrome del moderno Indiana Jones, tanto che in città vi sono due librerie i cui volumi non mancano di ricordare a chi vi capita dentro quanti misteri ancora celati Rennes abbia da offrire. Anche i ristoranti si sono adeguati, proponendo tra i piatti del giorno pietanze dedicate a Templari e ai suggestivi protagonisti della storia del paese. L’unico che sembra davvero preoccupato è il sindaco Painco: “Non voglio che Rennes perda la sua anima. E vedo anche il rovescio della medaglia. Chi pensa ai parcheggi, per esempio?”, un problema concreto che nella patria del mistero, celebrata da Brown che gli ha donato ulteriore visibilità, poco interesserà ad abitanti e aspiranti cercatori di tesori.