Risorgimento? Per gli austriaci una guerra di aggressione, Garibaldi un nazionalista violento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2018 10:47 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018 10:47
Risorgimento? Per gli austriaci una guerra di aggressione, Garibaldi un nazionalista violento

Risorgimento? Per gli austriaci una guerra di aggressione, Garibaldi un nazionalista violento

ROMA – Il Risorgimento italiano, fatto e motivo fondante della storia nazionale, cambia verso non appena oltrepassa le Alpi: per gli Austriaci, stando almeno a quello che i manuali scolastici insegnano agli alunni, fu una guerra di aggressione per dividere il regno austro-ungarico, crogiolo multietnico dove, sotto la guida illuminata del sovrano Francesco Giuseppe, convivevano popoli, lingue e religioni diverse.

Secondo la memoria faziosa degli eredi di un impero che a metà del secolo XIX perdeva i primi pezzi che annunciavano la dissoluzione del 1918, Mazzini e Garibaldi erano solo dei rozzi sovranisti diremmo oggi, degli ambiziosi e opportunisti capi politici che sfruttarono l’idea nazionale per pura sete di potere. Eroi irredentisti che spezzarono il giogo straniero?

Il VG3 Neu, il manuale edito da Lemberg, riferisce un articolo de La Stampa, la racconta in modo opposto: “Nel XIX secolo, ambiziosi uomini di Stato capirono che l’idea nazionale si adattava in modo eccellente al raggiungimento dei loro personali obiettivi politici. Volevano espandere i loro Stati a costo degli altri, e allo scopo utilizzarono come giustificazione l’idea nazionale. In molte parti del mondo ancora oggi si fa politica in modo simile”.

E Cavour, non è il geniale leader politico che ha concretizzato il sogno dell’Unità d’Italia? No, piuttosto brigò per dividere, separare: “Il Piemonte nella seconda metà del XIX secolo si sviluppò in un moderno ed efficiente Stato-modello. Appoggiò l’idea di una divisione dell’Austria”. E’ curioso che la lettura austriaca di quegli eventi corrisponda all’attuale affermazione della destra e della destra estrema rappresentate dal premier Kurz e dal ministro degli Interni Hofer, al fatto che gli stessi hanno proposto la doppia cittadinanza per i sudtirolesi che abitano in Alto Adige. A livello diplomatico un atto ostile, frutto di una logica nazionalista.

Ed è un  paradosso che in sede europea i due abbiano stretto una speciale alleanza con il nostro Salvini e assecondino le pretese dell’ungherese Orban. Il revisionismo storico nostalgico dell’Austria felix è affetto da una certa forma di strabismo, come se da noi si continuasse, con occhiali e lessico retrodatati, a denunciare l’imperialismo violento di Cecco Beppe. Paradosso per paradosso ci teniamo quello segnalato da Giosuè Carducci su un’Austria “regno dischiuso alla contraddizione logica e alla gestante utopia, nel cui corso apparvero i più strani prodigi della storia, e nel cui seno fiorirono i più stupendi paradossi del sogno, sì che le «espressioni geografiche» si mutarono in patrie viventi e coscienti”.