Kirghizistan. Cinque anni fa la rivoluzione dei tulipani, oggi nulla è cambiato

Pubblicato il 24 Marzo 2010 16:52 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2010 17:00

Cinque anni fa la “rivoluzione dei tulipani” in Kirghizistan portò il presidente Askar Akayev e il suo governo alle dimissioni, dopo una fuga in Russia, nell’ambasciata Kirghiza a Mosca. I manifestanti, scesi in strada dopo elezioni parlamentari del 27 febbraio e del 13 marzo 2005, protestarono contro Akayev (e contro la sua famiglia) considerato dalla popolazione corrotto e autoritario, ed accusato dall’opposizione di aver truccato le elezioni.

Le elezioni convocate dopo la fuga di Akayev furono vinte da Kurmanbek Bakiyev, protagonista della rivoluzione dei tulipani, con l’88,9% dei consensi. Nel corso delle consultazioni gli osservatori dell’OSCE rilevarono progressi rispetto alle consultazioni precedenti, pur nel permanere di alcune irregolarità. Il termine Rivoluzione dei Tulipani, utilizzato nei primi giorni insieme ai termini rivoluzione rosa e rivoluzione di seta, divenne di largo uso dopo un discorso dello stesso Akayev il quale assicurava che nessuna Rivoluzione Colorata avrebbe mai avuto successo nel suo paese.

Oggi nell’anniversario della rivoluzione in Kirghizistan nulla è cambiato. Si scende in piazza contro il dittatore,  Kurmanbek Bakiyev, lo stesso che il 13 marzo del 2005 guidò la rivolta per la democrazia. Nella capitale Bishkek e in altre città, il 23 marzo scorso,  si sono infatti verificati scontri tra i manifestanti e la polizia. Decine di attivisti sono stati arrestati. Circa trenta manifestanti sono stati bloccati dalla polizia mentre tentavano di introdursi ad una conferenza pro-Bakiyev nella capitale Bishkek.

L’opposizione ha denunciato i metodi brutali della polizia. Nella città meridionale di Osh, vi sono stati scontri tra le forze di polizia e duecento persone che manifestavano in favore di Ismail Isakov, oppositore politico in prigione. Il presidente Bakiyev, dal canto suo, ha replicato che l’opposizione kirghiza sa soltanto criticare e protestare piuttosto che presentare programmi alternativi. I partiti, ostili a Bakiyev, insiste tuttavia che il governo attui pesanti forme di repressione contro i dissidenti.

“La democrazia rappresentativa all’occidentale, coi suoi riti elettorali, non è adatta a un paese come il Kirghizistan” ha dettp Bakiyev. “Le elezioni – ha spiegato il capo di governo – hanno smesso di essere un processo di competizione tra programmi e riforme realistiche della governance tanto tempo fa. Al giorno d’oggi – ha continuato – le elezioni rappresentano confronti tra macchine tecnologiche e i popoli sono diventati un elettorato manipolato dallo spin doctor”. Insomma, le elezioni iniziano a presentare “una forte rassomiglianza con maratone tra salvadanai”.

Sostanzialmente, il modello di Bakiyev è quello di un sistema in cui vi siano consultazioni coi gruppi sociali più influenti. Un sistema che è da sempre praticato in Kirghizistan.