Roald Dahl, l’antisemitismo dietro il “no” della zecca reale ad una moneta in suo onore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 novembre 2018 7:41 | Ultimo aggiornamento: 9 novembre 2018 21:10
Roald Dahl

Roald Dahl, l’antisemitismo dietro il “no” della zecca reale ad una moneta celebrativa

LONDRA – Nel 2014 la Royal Mint, Zecca Reale britannica, rifiutò di coniare una moneta per onorare il successo di Roald Dahl, lo scrittore britannico noto soprattutto per i suoi romanzi per l’infanzia, uno su tutti “La fabbrica di cioccolato”: oltre a essere antisemita sembra nascondesse molti segreti inquietanti, fosse un Casanova con una propensione alla crudeltà.

Dietro ai brillanti romanzi che hanno catturato l’immaginazione di milioni di bambini c’era un uomo alto circa due metri, dalla complessa personalità e dei lati oscuri. 

La Royal Mint nel 2014 aveva pensato di coniare una moneta con l’immagine di Dahl ma l’ipotesi fu cassata per l’antisemitismo che lo scrittore, morto nel 1990 a 74 anni, peraltro dichiarava apertamente, scrive il Daily Mail. 

Quando le truppe israeliane bombardano Beirut, in un’intervista al quotidiano Independent aveva asserito: “Sono assolutamente anti-Israele e antisemita”. 

E adottò parole ancor più forti parlando con il New Statesman: “C’è un tratto nel carattere ebraico che provoca astio. Perfino una carogna come Hitler non li prendeva di mira senza  una ragione”.

Le opinioni suscitarono costernazione tra i lettori fedeli, in particolare negli Stati Uniti. Due ragazze, di nome Aliza e Tamar, gli scrissero da San Francisco:”Caro Dahl, amiamo i suoi libri ma abbiamo un problema: noi siamo ebrei! Non ti piacciamo perché siamo ebrei. Questo ci offende. Può cortesemente cambiare idea su ciò che ha detto?”.

Non c’è, purtroppo, nessuna prova che l’abbia fatto.

Ma il razzismo non è l’unica macchia sulla sua reputazione. Era uno sfruttatore di donne, un donnaiolo e un prepotente, con un debole per la crudeltà che emerge nei suoi libri. Il suo amico Noel Coward aveva ragione quando pensava che fossero “brillanti e dall’immaginazione favolosa” ma “sfortunatamente c’è in tutti crudeltà e macabra sgradevolezza”.

E lo stesso si potrebbe dire dell’uomo. La prima moglie, l’attrice hollywoodiana Patricia Neal, lo descrisse come rude e arrogante e sminuente nei suoi confronti per tutta la durata del matrimonio.

Lo soprannominò “Roald lo Schifoso”. Sua figlia Tessa, che lo considerava egoista e autoritario, una volta commentò:”Papà ha dato gioia a milioni di bambini, ma io stavo morendo dentro”.

L’infanzia di Dahl non fu rose e fiori: nato nel 1916, suo padre morì quando aveva tre anni, a nove fu spedito in collegio che detestava. A 17 anni si avventurò in Africa.

Quando scoppiò la seconda guerra mondiale, si unì alla RAF e si schiantò nel deserto libico, riportando gravi ferite alla testa, con dolori che lo perseguitarono per il resto della sua vita e che forse potrebbero essere una spiegazione al carattere scorbutico. 

Le donne lo trovavano irresistibile. Ha attratto attrici come Ginger Rogers, con Claire Boothe Luce, politica ed ereditiera, ebbe un incontro che si trasformò in una maratona di sesso ed era sempre pronto a trovare una donna ricca, la gallina dalle uova d’oro. Secondo un conoscente “ha dormito con tutte quelle delle coste est e ovest ottenendo più di 50.000 dollari all’anno”.

Fece jackpot con Patricia Neal ma lui la trattò in modo abominevole. La tradiva, anche con le amiche più care.

Il matrimonio ebbe momenti molto cupi:il figlioletto rimase gravemente ferito quando un taxi colpì la carrozzina, la figlia più grande morì di morbillo, all’età di sette anni, e Neal subì un ictus che la fece rimanere in coma per tre settimane. Rimase invalida, con il viso deformato ma una volta sentì che il marito diceva ai figli sogghignando:”Se solo volesse la mamma potrebbe muoversi”.

Dahl iniziò una relazione con Felicity Crossland e divorziò dalla Neal per sposarla.

Nel frattempo la carriera letteraria era decollata. Aveva già un discreto successo, scriveva racconti per Playboy che un critico definiva “”brutalmente pornografici e misogini” o misteriosi come

Tales Of The Unexpected, Il brivido dell’imprevisto, da cui fu tratta una serie tv britannica.

Ma a regalargli la vera notorietà a 40 anni, sono stati i 20 romanzi per bambini, intrisi di humor nero, personaggi indimenticabili: La fabbrica di cioccolato, James e la pesca gigante, Gli Sporcelli solo per citarne alcuni. 

I suoi libri lo hanno fatto diventare uno degli autori più famosi del mondo, con vendite che hanno superato 200 milioni di copie. 

Ma il successo, la fama e il denaro non lo avevano reso più gentile. 

Il bullismo non era circoscritto alla famiglia. Era così cattivo che uno degli editori americani lo aveva scaricato perché “con noi ti sei comportato in un modo prepotente e totale mancanza di civiltà, mai visto prima”.

L’editore in questione, Robert Gottlieb, era ebreo, il che potrebbe aver alimentato l’irascibilità di Dahl che non aveva nascosto l’antisemitismo. 

Negli anni ’70 aveva sostenuto che nei campi di sterminio gli ebrei non si erano ribellati, come se fossero responsabili dei propri omicidi. “Erano sempre sottomessi”.

In un articolo per una rivista letteraria aveva criticato “quei potenti banchieri ebrei americani” che “dominano completamente le grandi istituzioni finanziarie”.

Molte persone tuttavia sono rimaste all’oscuro dell’antisemitismo di Dahl. Il regista ebreo Steven Spielberg ha dichiarato ai giornalisti di non averne idea quando ha girato The BFG, il Grande Gigante Gentile. E anche quando lo ha scoperto, ha cercato di minimizzare:”A Dahl piaceva dire cose solo per ottenere una reazione”.

Dahl rimane uno dei più grandi narratori per bambini del 20° secolo. Nel 2003, quattro dei suoi libri erano tra i primi 100 in The Big Read, un sondaggio della BBC per determinare il “romanzo più amato della nazione”.

Quando la Zecca Reale lo etichetta come “autore di non altissima reputazione”, in termini di letteratura è sbagliato, osserva il Daily Mail. L’impatto che Dahl ha avuto, non ultimo incoraggiando le generazioni a leggere non può essere sottovalutato.

Lo scrittore e critico Alex Carnevale considera Dahl “un po’ odioso”, ma ricorda ancora di aver letto affascinato Danny, Il campione del mondo, alla luce della torcia sotto le coperte. 

“I libri di Dahl ci insegnano che il mondo è un posto orribile, bigotto, è proprio perché ha toccato temi che altri autori per bambini non hanno mai sfiorato che la sua fantasia è al di sopra degli altri”. 

Vale anche la pena ricordare che l’autore scelto dalla Royal Mint al posto di Dahl era un certo William Shakespeare, la cui caricatura di un ebreo, Shylock, nel Mercante di Venezia, ha alimentato per secoli l’antisemitismo.