Russia: orfanotrofio lager. Bimbi morti soffocati e denutriti

Pubblicato il 15 ottobre 2011 18:50 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2011 18:50

MOSCA, 15 OTT – Un bambino di 11 anni morto per denutrizione, pesava solo 10 kg: e' una delle 27 vittime dell' orfanotrofio-lager di Miski, nella regione siberiana di Kemerovo, dove attualmente sono ricoverati circa 400 bambini con varie malattie congenite che impediscono loro di muoversi e di mangiare. Altri 11 sono morti per soffocamento da cibo: le infermiere, infatti, alimentavano per via orale anche i piccoli che dovevano essere nutriti solo con la flebo. Ma non e' che la punta dell'iceberg in un Paese che rimpiange gli 'orfanotrofi familiari' sovietici e che si ritrova con 800 mila bambini abbandonati, piu' di quanti fossero alla fine della seconda guerra mondiale, che in Russia falcidio' milioni di famiglie.

Quello di Miski era un vero e proprio istituto degli orrori e del cinismo: negli ultimi due anni e mezzo, insieme a 27 vite di innocenti, sono spariti anche 670 mila rubli (16 mila euro), la miseria versata dallo Stato per assicurare un minimo di assistenza ai piccoli ospiti quando diventeranno maggiorenni. Ora la procura locale ha aperto un'inchiesta e il direttore dell'istituto, indagato per negligenza colposa e abuso d'ufficio, si e' dimesso.

Tutto e' partito dal decesso di quel bambino di 11 anni che pesava come uno di tre. ''Abbiamo visto bambini in tali condizioni solo nei documentari sui campi di concentramento nazista'', ha confessato indignato il procuratore Oleg Zaratovski. Ma i casi di orfanotrofi-lager, o comunque in condizioni fatiscenti, facili prede di incendi, sono frequenti in Russia. E' dello scorso anno la storia di un orfanotrofio gestito da suore nella regione di Vladimir, a circa 200 km da Mosca, dove le bambine venivano frustate con la cinghia, tenute a pane e acqua per lunghi periodi, sottoposte a orari di lavoro estenuanti nei campi. Risale invece al 2009 il caso dell' orfanotrofio di Timovsk, nella regione di Tula, dove i piu' irrequieti venivano rinchiusi in una clinica psichiatrica e imbottiti di psicofarmaci.

I dati ufficiali sulla situazione dei bambini in Russia sono agghiaccianti. Ogni anno circa 100 mila sono vittime di abusi (spesso familiari) e 2000 muoiono a causa di violenze e maltrattamenti da parte dei genitori, mentre oltre 10 mila scompaiono o fuggono. Si tratta di famiglie disagiate, con problemi di droga e alcolismo. I bambini orfani o abbandonati sono invece circa 800 mila, anche se dati non ufficiali parlano di 2 milioni, su un totale di 38 milioni di minorenni. Un fenomeno drammaticamente in crescita, con numeri raddoppiati dal 1994, mentre gli orfanotrofi sono passati dai 600 del 1990 (prima del crollo dell'Urss) ai quasi 2000 di oggi, con circa 200 mila ospiti. Quando escono solo il 10% riesce a inserirsi, il 10% si suicida, il 40% delinque e il 40% diventa alcolizzato o tossicodipendente. Solo 150 mila degli 800 mila bimbi abbandonati sono stati adottati (la meta' all'estero). Quanto agli altri, 37 mila vanno in affidamento (sino ai 14 anni) e 380 mila finiscono sotto la tutela di altri parenti (dai 14 ai 18 anni): lo Stato versa una una tantum di 12 mila rubli (280 euro) e sussidi mensili che vanno da 5000 a 7000 rubli (120-166 euro). Il destino peggiore e' sicuramente l'orfanotrofio, tanto che Albert Likhanov, capo del fondo di beneficenza per l'infanzia, si dice favorevole al programma di 'orfanotrofio familiare' sovietico rimasto in vita sino alla fine dell'Urss, quando a prendersi cura di un gruppo di orfani era una persona stipendiata dallo Stato. Anche in epoca sovietica, comunque, gli istituti speciali per bambini non erano certo un modello di accoglienza e calore, come racconta con crudo realismo lo scrittore russo Ruben Gallego nel suo straordinario libro autobiografico ''Bianco su nero''.