Scafista decapita giovane migrante su un barcone: aveva bevuto il suo succo di frutta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Luglio 2019 9:53 | Ultimo aggiornamento: 19 Luglio 2019 9:53
Scafista decapita migrante

Un gruppo di migranti a bordo di un barcone (Credit ANSA)

ROMA – Uno scafista ha decapitato un giovane migrante a bordo di un gommone, durante la traversata tra Marocco e Spagna, perché gli aveva bevuto il suo succo di frutta. Una storia raccapricciante riportata dal quotidiano spagnolo El Mundo, che ha raccolto le testimonianze dei volontari della Croce rossa spagnola che hanno assistito i migranti coinvolti.

Come scrive il quotidiano, il gommone era partito dalla spiaggia di Kariat Arkmane in Marocco il pomeriggio del 5 luglio ed è arrivato all’alba del 6 nelle acque spagnole, nel mare di Alboran. Sul barcone c’erano 17 persone, ma solo 16 sono arrivate a destinazione. Appena sbarcati e soccorsi dalla Croce Rossa sulla costa andalusa, uno dei giovani a bordo ha gridato terrorizzato: “Gli ha tagliato la testa, è impazzito”.

L’attraversamento di oltre 200 chilometri nel Mare di Alboran è diventato troppo lungo. Il sole bruciava, la stanchezza (fisica e psicologica) aumentava e la sete colpiva forte lo stomaco. Ogni migrante, tutti provenienti dall’Africa subsahariana, portava con sé un piccolo sacchetto con del cibo e una confezione di succo. Il proprietario della barca, il guineano Oumar Diallo, che si era fatto pagare 2.500 euro a testa, anche lui aveva il suo pacco di sopravvivenza. Uno dei compatrioti gli ha però bevuto il suo succo.

La reazione dello scafista è stata immediata: ha estratto un lungo pugnale e ha decapitato lo sventurato. Gli altri sono rimasti scioccati, terrorizzati al punto di non essere riusciti a fiatare. Diallo ha gettato la testa in mare e ha lasciato il corpo sul gommone per altri 45 minuti.

L’episodio è stato riferito da chi ha assistito alla scena alla polizia, dopo l’arrivo in Spagna. Sono stati portati tutti al Centro rifugiati di Malaga tranne lo scafista che è stato trattenuto dagli investigatori che indaga sull’omicidio. “Una settimana dopo i fatti molti ancora non riescono a dormire, in tanti hanno ancora bisogno di assistenza psicologica”, riferiscono i volontari del centro.

El Mundo non riuscito a identificare la vittima ma ha ricostruito la storia dello scafista: l’Organizzazione marocchina per i diritti umani lo aveva denunciato diverse volte per la tratta degli essere umani. “Individua le persone nel suo Paese di origine, la Guinea, e le convince a partire, chiedendo in cambio 3 mila euro. La polizia marocchina lo ha fermato più volte ma poi è sempre stato scarcerato”, ha raccontato Omar Naji, presidente dell’Ong. (Fonte AGI)