Gli scozzesi vivono nelle stesse terre dei loro antenati di 10 secoli fa

di Caterina Galloni
Pubblicato il 4 Settembre 2019 5:24 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2019 19:56
Gli scozzesi vivono nelle stesse terre dei loro antenati di 10 secoli fa

Mel Gibson nel film cult Braveheart, simbolo della coscienza nazionale scozzese

EDIMBURGO – A distanza di secoli dal Medioevo, gli scozzesi continuano a vivere nelle stesse aree dei loro antenati: è quanto emerge da un’ampia analisi sul patrimonio genetico scozzese svolta dall’University of Edinburgh e dal RCSI (Royal College of Surgeons in Irlanda).

L’attaccamento degli scozzesi alle loro radici Pitti è a tutt’oggi presente e la nazione è suddivisa in sei gruppi genetici: ai confini, il sud-ovest, il nord-est, le Ebridi, le Orcadi e le Shetland. I Pitti erano una confederazione di tribù stanziate, prima ancora della conquista romana, in quella che più tardi diventerà la Scozia orientale e settentrionale, fino al X secolo.

I ricercatori hanno analizzato i dati genomici di 2.544 britannici e irlandesi, lo studio si è concentrato in particolare su persone i cui genitori vivevano a soli 80 km di distanza. E’ emersa un’alta origine norvegese nei gruppi delle Isole del Nord, fino al 23% delle persone, nelle Shetland, mentre in altre aree soltanto una minore ascendenza norvegese.

In Gran Bretagna e Irlanda la maggior parte degli antenati norvegesi sembra provenire da Hordaland e Sogn og Fjordane, contee della Norvegia occidentale, patria di molti vichinghi che salparono in cerca di una nuova vita. L’analisi ha inoltre scoperto che a Orkney e Shetland ci sono i più alti livelli di ascendenze norvegese al di fuori della Scandinavia. Ma non solo: molte delle isole al largo della Scozia hanno un’unica identità genetica.

Secondo gli esperti, gli antichi coloni che conquistarono l’Islanda, nota come Gaels, provenivano dalla Scozia nord-occidentale e dall’Irlanda. L’Isola di Man, invece, ha le sue origini in Scozia.

Jim Wilson, professore di genetica umana all’UsherInstitute dell’University of Endiburgh ha dichiarato: “È notevole quanto ci siano ancora presenze dei regni del periodo medievale considerando il massiccio aumento di movimenti, dalla rivoluzione industriale all’età contemporanea”.

“Riteniamo che ciò sia in gran parte dovuto perché la maggior parte delle persone si sposa tra locali mantenendo così la loro identità genetica”.

Edmund Gilbert, dell’RCSI, che ha collaborato alla ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences USA, ha aggiunto: “Questo studio è importante non solo dal punto di vista storico ma al contempo potrà essere d’aiuto a comprendere il ruolo della mutazione genetica nelle malattie umane”.

Fonte. Daily Mail