Sheffield (Regno Unito): spogliarelliste contro femministe, vincono le prime

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Settembre 2019 10:41 | Ultimo aggiornamento: 19 Settembre 2019 11:46
Spogliarelliste contro femministe a Sheffield

Le spogliarelliste di Sheffield in corteo per difendere lo strip club

ROMA – Donne contro a Sheffield. Donne volitive e impegnate, ma diversamente emancipate: da una parte un gruppo di femministe, dall’altra di spogliarelliste. Le femministe reclamavano rumorosamente la chiusura di un club di strip tease, offensivo per le donne degradate a oggetto sessuale.

Twerking class heroes

Le spogliarelliste difendevano il posto di lavoro (“twerking class heroes”, al posto di “working class hero” di John Lennon), oltre all’orgoglio di una scelta consapevole e al diritto di (non) vestirsi come gli pare.

A spuntarla sono state le spogliarelliste: le autorità locali hanno deciso che il locale della catena Spearmint Rhino deve rimanere  aperto. Non sono state convinte dalle indagini promosse dalle femministe e nemmeno dalle loro manifestazioni, forse surclassate dai caroselli molto più colorati e sexy delle avversarie. Non costituisce una buona ragione per chiudere il club la circostanza, documentata, che gli spogliarelli siano anche occasione e pretesto per meno contemplative transazioni sessuali.

In consiglio comunale vincono le spogliarelliste

Toccamenti e strusciamenti del resto fanno parte dello show, non è che gli investigatori privati assoldati dalle femministe abbiano scoperto chissà quale segreto. Non dovrebbe essere la policy di questi locali – come prevede il regolamento – ma tant’è. In una affollatissima riunione del consiglio comunale cittadino le due squadre si sono affrontate in una disputa politica che, se ci si pensa, è di altissimo livello democratico. Si ragionava di libertà, si discuteva dell’uso politico del proprio corpo.

Stavolta, le femministe – forse dimentiche delle battaglie degli anni 70 – sono state costrette alla scomoda posizione di bigotte. Le spogliarelliste hanno ottenuto una vittoria che vale anche da risarcimento morale per essere, in definitiva, considerate poco più che “prostitutes”. Una di loro, Celia Lister, ha detto di essere “al settimo cielo” e ha definito il caso “una enorme pietra miliare nel rompere lo stigma sociale che circonda il lavoro sessuale”.

Le femministe non mollano, proseguiranno la battaglia. Ma, si consiglia loro di astenersi dal continuare a produrre filmati a luci rosse per comprovare certi comportamenti. Questa pratica ha un nome, “revenge porn”: gioco, partita, incontro per le spogliarelliste. (fonte Corriere della Sera)